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Lo Sperone - Giugno 2018


UNA PASSEGGIATA  A ...LAVINIO

Se vi capita di fare una passeggiata al mare lungo il litorale di Lavinio, non dimenticate di visitare il Museo di Lavinium, molto interessante e molto accattivante nella sua veste museale.

La leggenda narra che sulle rive laziali sia sbarcato l’eroe troiano Enea, fuggito dalla sua città, presa e incendiata dall’ esercito greco, con il padre Anchise e il figlio Julo.  Dopo molte peripezie ed alcuni prodigi, con l’aiuto della dea Venere, sua madre, egli approdò sul litorale anziate, e, come straniero, profugo e predone, suscitò il risentimento delle popolazioni latine qui stanziate, in particolare i Laurentii che vedevano in lui un usurpatore delle loro terre. Con una guerra sanguinosa, Enea riuscì a consolidare il proprio potere sul territorio fondando, secondo la leggenda, la città di Lavinium, in onore di Lavinia, figlia del mitico re Latino, divenuta sua sposa. Dato che l’area archeologica di Lavinium copre un arco temporale molto ampio, che va dalla protostoria laziale (1200 a. C. circa) fino ai primi anni dell’impero romano, forse non è solo leggenda quella che vede l’eroe troiano come suo fondatore.

Dell’antica Lavinium, gli scavi archeologici hanno messo in luce tre nuclei importanti: l’acropoli e due templi extraurbani: uno orientale dedicato a Minerva Tritonia e uno meridionale dedicato ad una divinità non ben identificata, forse Aeneas o Sol Indiges.

Nel Museo di Lavinio, che si trova nel borgo medioevale, costruito sui resti dell’ antica acropoli, è conservato un notevole numero di statue di terracotta, che provengono da una discarica del III-II sec. a. C., qui gettate quando la città, che era considerata la città sacra dei Latini, la sede dei Progenitori del popolo romano, aveva perduto la sua autonomia politica e il grande prestigio che aveva avuto in età arcaica. Vicino al deposito votivo, era il Tempio dedicato a Minerva, vista come dea guerriera, vergine e madre che assiste e protegge la comunità dei suoi devoti nei momenti fondamentali della vita: l’iniziazione dei giovani nel delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta, il matrimonio, la maternità, il parto.  Queste terrecotte erano delle offerte votive alla dea da parte dei giovani  laviniati, che, prossimi a diventare adulti, offrivano alla dea i loro giocattoli, simboli dell’infanzia finita, come buon auspicio. Ci sono anche statue di donne che stanno per sposarsi e che offrono colombe o melegrane per augurarsi felicità e fertilità.

 

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