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Lo Sperone - Marzo 2020


IMMIGRATI
Latina provincia dell'Integrazione?

Il 3 febbraio scorso si è tenuto a Latina, nella sede della Provincia, un Convegno celebrativo della cosiddetta "piena integrazione" degli operai indiani nell'agricoltura pontina. Promotore il parlamentare europeo Nicola Procaccini, ne sono stati protagonisti il Presidente della Provincia, Carlo Medici e il Sindaco di Latina, Damiano Coletta. “Destra - Sinistra e Bene Comune”  uniti nel rappresentare però una realtà molto diversa da ciò che accade nei campi di Aprilia Fondi, Pontinia e Terracina. L' unico sindacato "presente" l' UGL, sindacato poco rappresentativo in questa Provincia tanto meno in agricoltura e nell'agroalimentare.
Non risulta la presenza di altri sindacati. Forse perché Cgil Cisl e Uil sull'argomento hanno già detto e fatto cose memorabili, ascritte nella Storia convegnistica di questa Provincia. Come si dice: hanno già dato
et de hoc satis...solenni proclami contro il Caporalato, accordi "storici" per il trasporto dei braccianti verso
i luoghi di lavoro e di sfruttamento, manifestazioni silenti con profluvio di bandiere ammainate ecc ecc...
La presenza della Ambasciatrice indiana in Italia Reenat Sandhut,  secondo alcuni commenti della stampa locale, avrebbe dato al Convegno il crisma di una gratificante celebrazione, ma gli intenti degli organizzatori sono rimasti delusi in re ipsa. Che i lavoratori indiani e bengalesi siano tanti è fuori dubbio. Che essi contribuiscano col sudore  e tanta pena all'arricchimento dei contadini e delle Cooperative agricole di questa Provincia pure. Quanto al fatto di essere sfruttati e che vivano spesso in condizioni disumane dal Convegno non è emerso, tanto sono stati impegnati i promotori a colorare i loro improbabili murales di tinte pastello. Del Caporalato si è parlato in via del tutto incidentale e solo per negarne quasi la realtà. Segno dei tempi... Come l'ineffabile fotografo Toscani che mette tra parentesi i morti del ponte Morandi, gli organizzatori di questa messa cantata hanno del tutto trascurato i salari da fame, gli orari da schiavi e le condizioni disumane in cui sono costretti a sopravvivere questi “miserabili”. 

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