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Lo Sperone - Marzo 2020


FONTE DEI CANALICCHI
un nostro patrimonio da salvaguardare

Rocca Massima, come sappiamo, ha quattro fonti di acqua sorgiva nel suo territorio: la fonte della Femmina Morta, dei Formali, dei Canalicchi e di Mazzabarile. Quest’acqua che sgorga, seppure non tanto copiosa, è stata da sempre una preziosa risorsa per l’allevamento del bestiame. Ogni fonte aveva l’abbeveratoio e i pastori, se l’Amministrazione pubblica non era sufficientemente attenta, provvedevano essi stessi a ripulirli, a tagliare erbacce ed arbusti che crescevano nei dintorni. Tutto questo fino agli anni 1960-70 quando la pastorizia rappresentava ancora una buona parte dell’economia locale. Negli anni a seguire pian piano è andato tutto in abbandono. Nella zona nord della provincia di Latina arrivarono i primi insediamenti industriali, soprattutto nella zona di Cisterna-Aprilia e gran parte dei nostri pastori e dei nostri contadini andarono a lavorare in fabbrica. Ora l’attività agricola, almeno come integrazione di reddito, in parte ha resistito ma la pastorizia è scomparsa (oggi, mi sembra, che una sola azienda la pratichi ancora). I fontanili non servono più e nessuno si è più preso cura di loro; sterpi ed arbusti li hanno ricoperti e ne hanno danneggiato i muri, le acque non sono state incanalate,  raccolte e usate. Su Mazzabarile , un po’ di anni fa, sono stati fatti dei lavori di manutenzione che l’ha resa ancora utilizzabile ma la Femmina morta, i Formali e i Canalicchi sono rimasti in balia dei rovi e della vegetazione spontanea cresciuta fin dentro le vasche rendendoli praticamente irriconoscibili. Però, all’inizio dell’autunno del 2013, anche i Canalicchi  tornarono a rivedere il sole grazie ad un progetto che ci portò il dott. Marco Mattoccia, ricercatore di biologia presso l’Università di Tor Vergata di Roma, nato a Rocca Massima e ora residente nella Capitale. 

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