Lo Sperone Dicembre 2012
 

L’Associazione Mons. Giuseppe Centra e la Redazione de Lo Sperone augurano a voi tutti un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

ROCCA MASSIMA - ANNO DCCCX

Come in tutte le famiglie si festeggia la ricorrenza del giorno della nascita di ogni membro, così si usa ricordare anche la “nascita” delle città, sia pure di non grande importanza. Sotto il regime fascista il “natale” di Roma (21 aprile) era festa nazionale; nel 1945 fu abolita ed è rimasta solo per il comune della Capitale. Rocca Massima ha festeggiato gli 800 anni dalla sua nascita nel 2002 (veramente, per motivi organizzativi l’evento fu ricordato il 23 gennaio 2003); ora l’Amministrazione, ha deciso di ricordare gli 810 anni del Paese nei giorni 8-9 dicembre con una serie di manifestazioni riportate in altra parte di questo mensile.

“Certificato” di nascita di Rocca Massima viene considerato il documento pontificio (tecnicamente detto “Breve”) emanato il 5 dicembre 1202; con esso papa Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni) si rivolgeva a Pietro Annibaldi, suo cugino (secondo altri storici si trattava di un cognato) e concedeva a lui e ai suoi eredi “il Monte Massimo con tutte le sue pertinenze a titolo di feudo” e lo autorizzava a costruire sul Monte una Rocca abitata, per ricompensarlo di quanto aveva fatto in difesa dei beni della Chiesa, con “appassionato e laborioso impegno, non esente da sacrifici e spese”. Il Papa chiedeva a Pietro Annibaldi e agli eredi, il giuramento di fedeltà in perpetuo al Papa e ai suoi successori, come pure alla Chiesa.

Erano tempi difficili in cui si verificavano, da parte di “uomini ostili”, invasioni ed indebite appropriazioni dei territori della S. Sede e Innocenzo III, assieme alla Riforma della Chiesa, alla lotta contro le dottrine eretiche, alla organizzazione del IV Concilio Ecumenico Lateranense …riordinò anche lo Stato Pontificio instaurando e mantenendo l’ordine e la pace all’interno e difendendolo dalle minacce esterne. Se esaminiamo un po’ la storia e le tradizioni di  Rocca Massima, bisogna riconoscere che gli abitanti sono stati sempre fedeli ed attaccati alla religione, mostrando così anche riconoscenza al Pontefice a cui si deve il Paese. I due giorni di festeggiamenti sono come un ritorno alle radici; certamente saranno positivi per tutti e saranno occasione di coesione e di impegno per un rilancio del Paese soprattutto in campo turistico.

Enrico Mattoccia

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810 anni di Rocca Massima
Programma dei festeggiamenti

Sabato 8 dicembre
ore 15,30        Arrivo del gruppo folcloristico “Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori”
ore 15,45        Omaggio al monumento dei Caduti
ore 16,00        Spettacolo del gruppo “Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori”
ore 16,30        Inaugurazione della mostra fotografica “Rocca Massima: passato e presente” nei locali del “Montano del Principe”
ore 19,00        Aperitivo con assaggio di prodotti locali nei locali della mostra

Domenica 9 dicembre
Ore 11,00        Messa solenne
Ore 12,30        Pranzo presso i ristoranti locali con menù turistico a prezzo fisso di 15,00 euro.

  • Ristorante “Da Renato”: antipasto della casa, polenta con spuntature, salsiccia e verdure, contorno, dolci secchi della casa - bevande incluse (Tel. 06.9669017)
  • Ristorante “Vecchio Convento”: paccheri con ragù di bufala e funghi porcini, arrosto cremolato con rucola e tartufo, patate alla contadina, strudel di mele con crema allo zabaione - bevande escluse (Tel. 06.9669259)
  • Ristorante “La locanda dell’Arcangelo”: polentine fritte ai 4 sapori, vellutata di cannellini con porcini su crostini di pane, arrosto di maiale in salsa di erbe aromatiche, insalata - bevande escluse (Tel. 06.9669005)
    Ore 16,30        Spettacolo di danze rinascimentali del gruppo Tres Lusores.

* Nella giornata di domenica, per chi arriva per la prima volta a Rocca Massima e volesse conoscere il paese, presso il punto IAT è a disposizione una guida che accompagnerà piccoli gruppi nel centro storico e ai monumenti più significativi.

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ROCCA DI PAPA
purtroppo, si perde un “appuntamento” con la castanicoltura!

Lo scorso 10 Novembre si è svolto a Rocca di Papa (RM) un attesissimo e importante Convegno sul tema “Il castagno: da legno? Da frutto?... o altro?” organizzato, con ottima sinergia, tra Enti pubblici locali, il mondo agroculturale e quello del volontariato. Nell’interessante dibattito si sono succeduti vari relatori di prestigio che hanno presentato importanti relazioni, equamente ripartite tra il settore legnatico e quello da frutto. Ottime anche le dichiarazioni di intento del Presidente della Associazione organizzatrice e del Sindaco di Rocca di Papa, incentrate  sulle esigenze di partecipazione e di aderenza alla realtà, di apertura ai contributi ed alle esperienze fatte dagli operatori.

Teoricamente un quadro perfetto ma, come spesso accade, il passaggio alla realtà presenta notevoli difficoltà e non sempre si riesce a essere obiettivi. E’ stato (ahimè) il caso di questo convegno! Discutere è sempre positivo per cui sollecitiamo gli organizzatori a ritentare l’esperienza ed è nostro dovere dare un contributo critico soprattutto per il settore castanicoltura da frutto anche per la presenza di produttori invitati e provenienti da tutte le realtà laziali dai Monti Cimini, Monti Reatini, Monti Lepini alle realtà castanicole delle Province di Roma, Frosinone e Latina. Le relazioni, pur di prestigio, hanno “volato alto” senza, però, poter scendere ai complessi problemi reali e ai temi di vera e viva discussione tra i produttori.

Il cav. Ferruccio Romano Schiavella di Segni (RM) ha notato, con uno studio sistematico, che il fungo Gnomoniopsis produce l’essiccazione precoce delle galle con l’imprigionamento e la morte di una elevata percentuale di individui di Cinipide del Castagno, ovvero l’insetto che sta facendo tremare i produttori di castagne sia da frutto che da legno. Sui Monti Cimini, ma anche nelle nostre zone, tale azione, scaturita dalla natura, ha prodotto una ripresa rigogliosa della vegetazione anche se altri gravi problemi determinano che oggi, disgraziatamente, la produzione di castagne è… pari a zero. Egli è talmente appassionato al problema che ha deciso di esporre le sue osservazioni, le sue esperienze e le sue tesi in un  interessantissimo video, ridotto a soli dieci minuti appositamente per i convegni, ove il tempo è sempre tiranno. Già un paio di mesi orsono (ne abbiamo parlato ampiamente sul nostro giornale nel numero di ottobre u.s.) a Vallerano (VT), in un convegno ad altissimo livello scientifico, (era presente anche il dott. Fulco Pratesi) questo DVD, ebbe un enorme successo, suscitò molto interesse e fu da stimolo al dibattito; ed è stato così anche nei convegni di Roccamonfina (CE) e Canepina (VT) ovvero in quei comuni a più rilevante vocazione castanicola e maggiormente attivi in merito al superamento di questa fase critica per i castagneti investiti dalla calamità dovuta al Cinipide Calligeno.

Il Convegno di Rocca di Papa animato da pura e cieca autoreferenzialità non ha ritenuto opportuno affrontare il problema, dimenticando un piccolo ma, nel contempo, grande particolare: oggi sono ugualmente a rischio sia il legnatico che il frutto! Mentre, nel dibattito, non è emersa la drammatica realtà perché non sono stati fatti intervenire, se non in minima parte, coloro che vivono la dura realtà di questa epidemia castanicola e non sono stati messi “sul tappeto” le loro esperienze reali, i loro bisogni veri e le loro istante. Non è con le belle e “commoventi” parole che si rende giustizia a  chi, in prima persona, subisce le conseguenze del disastro Cinipide; ci vogliono fatti concreti che, purtroppo, non sono stati minimamente affrontati! Era questo il momento buono per proporre idee concrete e soluzioni altrettanto soddisfacenti, preso atto che ormai nella nostra Regione regna una “latitanza politica” a 360° e il “fai da te” è diventato una drammatica realtà. Regole fitosanitarie ben precise; risarcimenti ed investimenti a tutela dei produttori: questo è il vero percorso che si dovrà seguire sin da ora per far si che il nostro patrimonio castanicolo non abbia a finire! Gli organizzatori potevano proprio risparmiarsi l’invito ai produttori giunti da tutto il Lazio anche perché, invece di venire sino a Rocca di Papa, tutte le belle parole che sono state sciorinate si potevano tranquillamente ascoltare o reperire sui vari media o su Internet.

La speranza era quella di entrare nel merito specifico  della lotta al  Cinipide invece cosi non è stato! Molti partecipanti con in testa Ferruccio Schiavella e Angelo Bini di Vallerano (noti castanicolturi e amici di Rocca Massima) hanno lasciato Rocca di Papa con amarezza e delusione tanto più che le premesse erano buone e le intenzioni apprezzabili.  Sicuramente nella regia del Convegno qualcosa non ha funzionato, il fatto è grave perché queste tematiche erano ben conosciute ed era naturale che ad esse si sarebbe dovuto dare uno spazio adeguato. Una brutta vicenda che ci fa prendere decisamente le distanze, anche per il futuro, da una realtà rivelatasi molto superficiale, lontana anni luce dalle reali aspettative dei castanicolturi, ormai quasi tutti ridotti al ruolo di “ex” produttori di castagne!

Aurelio Alessandroni

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VISITA ALLA CITTÀ DI ALATRI
Gita e tesseramento dei soci della “Mons. G. Centra”

Lo scorso 11 novembre un buon numero di soci dell’Associazione “Mons. Giuseppe Centra” si sono  recati ad Alatri per una visita alla bellissima cittadina a non molti chilometri da noi eppure conosciuta da pochissimi. La gita, oltre alla finalità culturale, è stata organizzata anche per rinnovare la tessera per l’anno 2013. Questo è il secondo anno che un’assemblea straordinaria dei soci si tiene non nella sede dell’Associazione ma in un luogo di particolare pregio artistico; lo scorso anno si tenne nel santuario della Mentorella. L’iniziativa, nata da un’idea del nostro presidente Enrico Mattoccia, sicuramente sarà ripetuta anche negli anni futuri e diventerà un appuntamento abituale.

Qui riportiamo una breve cronaca della gita e un cenno sull’assemblea. Siamo arrivati ad Alatri nella prima mattinata; ad attenderci c’era il signor Giancarlo, che è stato la nostra guida molto competente e capace di comunicare con chiarezza e semplicità. Il primo sito visitato è stata l’acropoli preromana cinta da mura megalitiche, il complesso monumentale più famoso della città; dopo l’acropoli è stata la volta della chiesa cattedrale di San Paolo sorta su un antico tempio dedicato a Saturno. Molti si sono trattenuti in cattedrale per assistere alla messa domenicale, mentre alcuni hanno preferito fare un giro per i vicoli della città. Alle 12 il gruppo si è riunito in piazza Santa Maria Maggiore, una vera bomboniera con al centro l’artistica fontana Pia ed intorno il Palazzo Comunale, l’omonima chiesa in stile romano-gotico, palazzo Conti-Gentili e la chiesa degli Scolopi.

Ultima tappa della mattinata è stato il chiostro dell’antico convento di San Francesco  dove si trova il celebre affresco del labirinto con al centro il Cristo pantocratore. Un po’ di stanchezza ormai si faceva sentire ed allora la tappa al ristorante “La cava” è stata di vero gradimento. A parte la cucina ottima, il pranzo è stato un momento di vera allegria per il clima che si crea ogni qualvolta si incontrano un gruppo di amici. Dopo il pranzo, si è tenuta l’assemblea straordinaria dell’Associazione. Il presidente ha ricordato le finalità dell’associazione, ha illustrato le attività che maggiormente  impegnano il nostro sodalizio, ha invitato tutti a rinnovare l’impegno associativo per continuare a lavorare con l’unico scopo della crescita culturale e sociale del nostro paese.

L’assemblea di  uest’anno ha avuto una importante novità: ad essa hanno partecipato alcuni giovani che da poco si sono anch’essi costituiti in associazione; hanno voluto vivere una giornata insieme a noi per meglio conoscerci e per progettare possibili ed auspicabili iniziative che si possano avvalere del loro  entusiasmo e della nostra esperienza. Al termine dell’assemblea i soci presenti hanno rinnovato tutti la tessera; alcuni che hanno partecipato alla gita come simpatizzanti hanno deciso anch’essi di tesserarsi. Anche due dei giovanissimi hanno chiesto di aderire all’Associazione. I soci che per vari motivi non  hanno potuto partecipare alla gita e all’assemblea potranno rinnovare Comunque la loro adesione direttamente nella nostra sede. Dopo questo adempimento, tutti in pullman per tornare nel centro  storico (il ristorante era a circa due Km) e continuare la visita alla città.

Purtroppo, dopo poco più di mezz’ora ci siamo dovuti affrettare a tornare sul pullman perché è incominciato a piovere e abbiamo deciso di anticipare il ritorno. Comunque siamo stati abbastanza fortunati perché le previsioni  meteorologiche che prevedevano pioggia fin dal mattino. Appuntamento al prossimo anno, con la speranza di poter essere ancora di più.

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SONO... DODICI ANNI!
Siamo contenti ed orgogliosi di pubblicare questo apprezzamento de “Lo Sperone” che proviene da persona competente ed amica, non abituata ad esagerare. Un sentito ed affettuoso ringraziamento.

Sette anni fa, in un amichevole incontro, ebbi l’omaggio di un numero del mensile “Lo Sperone” e fui cortesemente invitato anche a diventare collaboratore del mensile. Da allora, all’inizio di ogni mese, mi giunge “Lo Sperone”, sempre atteso e tanto gradito. Si è soliti affermare che pubblicazioni come “lo Sperone” fanno parte della “stampa minore”; ciò è vero, ma tale affermazione non significa che essa non sia importante; questa stampa fa conoscere le situazioni locali e tanti fatti e avvenimenti che i giornali a larga diffusione non trattano.

“Lo Sperone” si presenta in una forma accattivante e snella che spinge alla lettura. Varie sono le sue rubriche, tra cui alcune fisse; le altre fanno conoscere le  caratteristiche, i fatti, alcuni personaggi passati o ancora presenti, avvenimenti o situazioni importanti di Rocca Massima e anche dei paesi vicini. Il racconto degli avvenimenti passati di cui ogni tanto si è fatto cenno nel mensile, servono a far comprendere ai lettori e soprattutto ai giovani, qual era nella prima metà del secolo scorso la vita delle persone in zone isolate come poteva essere Rocca Massima. I giovani così sono spinti a considerare un bene la loro situazione attuale, notevolmente migliore rispetto a quella dei loro nonni e a esser loro grati per ciò che hanno fatto. Le rubriche fisse sono: l’invito alla lettura, le ricette della massaia (tanto apprezzate da molti per… intuibili motivi) e i consigli del medico.

Non mancano articoli su argomenti importanti che spingono a pensare e a riflettere. Frequenti sono quelli su questioni, temi, problemi seri; queste pagine mirano a informare i lettori anche su incontri con personaggi illustri. Ricordo, solo ad esempio, gli articoli sulla bioetica. In questa piccola nota non si può non parlare del “Premio Goccia d’Oro” (di cui è stato ricordato il decennale in agosto), che è andato sempre crescendo, si è diffuso in varie regioni ed ha avuto notevole e meritata risonanza su “Lo Sperone”. Le sezioni del “Premio” (poesia a tema libero, poesia in dialetto, pittura), stimolano tanti concorrenti a partecipare. Ritengo che la caratteristica più bella di questo premio sia la grande  adesione di tanti ragazzi di molte regioni d’Italia. E’ un modo questo di portare i ragazzi a fare qualcosa di bello sia singolarmente sia in gruppo. C’è quindi da augurarsi che il “Premio Goccia d’Oro” abbia sempre maggior successo. E’ per me motivo di grande piacere collaborare a “Lo Sperone”.

Al Presidente dell’Associazione “Mons. G. Centra, alla Redazione del mensile e a tutte le persone che si dedicano all’Associazione e a “Lo Sperone”, giunga il grazie di tutti e l’augurio che il loro lavoro sia per essi fonte di soddisfazioni. “Lo Sperone” merita di esser letto, apprezzato e sostenuto.

Mario Rinaldi

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OLIVE: è tempo di raccolta

1. La raccolta

È iniziata la raccolta delle olive nelle campagne di Cori e Giulianello e Rocca Massima, un appuntamento che cade, in genere, fra novembre e dicembre. Questo periodo dell’anno viene vissuto come un rito e i vicoli del paese sono invasi dal profumo proveniente dai frantoi artigianali, confermando quanto sia importante la produzione olivicola e olearia nella cultura di questo territorio.

L’ulivo, importato dalla Magna Grecia e diffusosi nel Lazio dal VI secolo a.C., ha trovato sui nostri colli un’area fertile, riuscendo a prosperare a volte su terreni impervi e sassosi. La raccolta delle diverse varietà tipiche in questa zona viene effettuata ancora prevalentemente a mano, per mantenere intatta la qualità delle olive da mensa e dell’olio extra vergine, famoso ed apprezzato per le sue caratteristiche D.O.P. “Colline Pontine”. La festa contadina comincia quando vengono stese le grandi reti sotto gli alberi e si accarezzano i ramoscelli per far cadere le olive mature; come dei provetti pescatori, i raccoglitori le “ritirano” e ne riversano con cura il contenuto nelle cassette forate dove le olive rimangono fino al momento della molitura. Il nostro oro verde e le sue materie prime, sono prodotti tipici di eccellenza e i riconoscimenti finora ottenuti testimoniano l’impegno degli olivicoltori nel rilanciare un importante settore produttivo di questa terra, salvaguardando il paesaggio e valorizzando una delle più antiche tradizioni locali.

A tal proposito si ricorda ai produttori olivicoli locali che hanno prodotto almeno 100 kg di olio nell’annata 2012/2013 che, fino al 31 dicembre 2012, sono aperte le iscrizioni al Concorso provinciale “Olio delle Colline – Paesaggi dell’extravergine e buona pratica agricola dei Lepini, Ausoni e Aurunci”. Basterà inviare una domanda compilata presso la sede del Capol di via Don Minzoni 1 a Latina. Sono ormai otto anni che il Capol e l’Aspol, con il contributo dell’Ente provinciale, organizzano questa iniziativa che ha lo scopo di promuovere e valorizzare l’olio extravergine di oliva e di diffondere la cultura dell’assaggio professionale. Per maggiori informazioni si può contattare il n. 329.1099593.

2. Una storia millenaria

Se ci domandiamo quando si iniziò ad usare l’olio d’oliva nella cultura mediterranea, la ricerca si perde nella notte dei tempi. L’ulivo infatti è un albero antichissimo: esisteva già nella preistoria. Sono state trovate tracce di olio nella tomba del grande faraone Tutankamen nell’antico Egitto e il codice babilonese di Hammurabi riporta una serie di regole da rispettare per la commercializzazione di questo prezioso prodotto. Dalle Sacre Scritture sappiamo che era proprio un ramoscello di ulivo quello che la colomba portava di ritorno a Noè dopo il diluvio.

Passando alla nostra tradizione, si può dire che l’ulivo  è considerato un albero immortale, potenzialmente indistruttibile e ancora oggi, nel folklore, non è raro sentir dire che qualche esemplare sia nato ai tempi di Omero. L’olivo e l’olio hanno sempre accompagnato la storia dell’umanità facendo partire le prime coltivazioni dal medio oriente, precisamente dalla Siria e dall’isola di Creta, poi ad opera dei grandi navigatori fenici, il prodotto e la pianta si sono diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo, dalle coste africane al sud dell’Europa. Con i Greci le coltivazioni si svilupparono in maniera vertiginosa e non a caso il mito di Atena, protettrice della città di Atene, utilizza l’ulivo come simbolo di pace e di vittoria. I Romani svilupparono ulteriormente questa coltivazione nelle zone a loro sottomesse, in molti casi chiedendo il pagamento di tributi sotto forma di quantità di olio, ma anche costruendo i primi strumenti per la spremitura e sperimentando le tecniche per la conservazione. Sia l’ulivo che l’olio sono presenti sia nella vita di ogni giorno sia nell’ambito specifico del rito.

L’olio veniva impiegato per condire e cuocere gli alimenti, ma anche nella preparazione di prodotti di bellezza, nei massaggi e non dimentichiamo l’utilizzo come combustibile per le lampade, come medicamento e come afrodisiaco. La venerazione del possente albero d’ulivo è legata probabilmente al fatto che in determinate zone particolarmente impervie, esso costituiva la sola fonte di sostentamento. Prima dell’era cristiana è sicuramente associato alla rinascita e alla fertilità; nei poemi omerici lo si nomina per la pulizia del corpo e per l’igiene. Nell’era cristiana è un elemento che viene utilizzato nei sacramenti: Dai Romani ci giunge la classificazione di questo nobile prodotto in cinque categorie: “Oleum ex albis ulivis”, cioè dalla spremitura di olive verdi, “oleum viride” dalla spremitura di olive più mature, “oleum maturum” da olive mature, “oleum caducum”, da olive cadute a terra, “oleum cibarium” proveniente da dubbia qualità e utilizzato per l’alimentazione degli schiavi..

Altre testimonianze sono costituite dai ritrovamenti archeologici di strumenti utilizzati per la raccolta e da innumerevoli passi sia della Bibbia che del Corano.

Emanuela Ciarla

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