Lo Sperone Novembre 2016
 

AVVISO: GITA A ROMA

L’ Associazione “Mons. Giuseppe Centra” prosegue il suo percorso socio-culturale organizzando una gita  a Roma, per il giorno:  
domenica 11 dicembre 2016
Museo Etrusco di Villa Giulia.

Il programma di massima è il seguente: ore 07.45 partenza da Rocca Massima; ore 10,00 inizio visita guidata al Museo Etrusco, compresa la stanza degli ori; ore 13,00 pranzo presso “Casa La Salle” in via Aurelia - Roma; ore 15,30 visita guidata (facoltativa) alla chiesa di Santa Maria del Popolo e a seguire passeggiata libera  “prenatalizia” per il centro di Roma; ore 18,45 partenza per Rocca Massima; ore 20,45 arrivo.

La quota di partecipazione è di €.50 (cinquanta) che comprende: pullman, pranzo e biglietto di ingresso al Museo. La gita si farà solo al raggiungimento di almeno 40 adesioni.
Per prenotazioni rivolgersi ai soci: Aurelio Alessandroni e Franco Della Vecchia.
Info gita: 348/3882444 - 347/6818408

 

MIO DIO, CHE STA SUCCEDENDO?

Son passati poco più di due mesi e la terra ha tremato di nuovo nelle zone dell’Italia centrale, più o meno le stesse che furono distrutte lo scorso 24 agosto. Ora i paesi coinvolti sono: Castelsantangelo, Ussita e Visso, piccoli borghi medievali situati tra le province di Macerata e Perugia. Fortunatamente non si sono registrate vittime dirette, se non alcuni feriti e questo grazie, è il caso di dire, al fato benigno; infatti tutti gli abitanti avevano abbandonato le proprie abitazioni al momento della prima scossa di magnitudo 5.4 avvenuta alle 19,10 del 26 ottobre.

Quando, due ore dopo (21,18), è arrivata la seconda scossa più terribile(5.9) erano già tutti per strada, ben lontano dalle case. Gli esperti dicono che il terremoto del 26 ottobre è stato consequenziale a quello del 24 agosto e quella zona (Valnerina e dintorni), è altamente sismica. Già nel 1997 era stata colpita da un sisma che provocò anche danni ingenti alla Basilica di San Francesco D’Assisi. Ora tutti i “sapientoni” del caso, politici in testa, passano da una TV all’altra emettendo sentenze e blaterando soluzioni e rimedi, a volte, è il caso di dire,  senza una benché minima cognizione di causa. Emerge fra tutti i dibattiti la logica e scontata richiesta di messa in sicurezza di tutte le abitazioni, ci mancherebbe altro! Il problema è che la zona è costituita da paesini le cui case sono state costruite almeno da tre/quattrocento anni e senza alcuna progettazione antisismica.

Speriamo che si incominci davvero con un piano pluriennale di messa in sicurezza di interi paesini medievali (il Governo dice che lo farà e speriamo che alle parole seguano i fatti) ma non sarà cosa semplice e ci vorranno molte, molte risorse. Si fa presto a dire che la colpa è sempre degli altri e poi dimenticarsi del problema. Vogliamo anche sperare che si evitino gli sbagli fatti in un passato anche recente (vedi il terremoto dell’Aquila); non si può più tollerare che si speculi sulla pelle di poveri cittadini indifesi! Qui finiva l’articolo che avevo preparato per il nostro giornale ma quando, in redazione, stavamo impaginando il materiale per il numero di novembre, ci è piombata addosso un’altra maledetta notizia legata (sempre) a questo cataclisma!

La mattina di domenica 30 ottobre alle 07,40 la terra ha tremato ancora: una “botta” di magnitudo 6.5, registrata nella zona di Norcia, ci ha fatto sussultare! Immediatamente si è tenuto il peggio perché, quella registrata dai sismografi, non era la (ormai) solita scossa di assestamento ma, data l’intensità, è stata paragonata addirittura al terribile terremoto dell’Irpinia del 1980. I danni sono stati ingenti: a Norcia è crollata la celebre Basilica di San Benedetto, a Cascia è stata lesionata seriamente la Chiesa di Santa Rita, interi paesi del circondario, già duramente colpiti in precedenza, si sono letteralmente sbriciolati; insomma una distruzione immane!

Fortunatamente, è il caso di dire, anche stavolta non ci sono state vittime, solo qualche ferito ma si contano circa 30mila sfollati! A margine di tutto questo disastro, anche a Rocca Massima si è avvertita nitidamente la scossa di domenica 30, tanti concittadini sono scesi addirittura in piazza spaventati, per molti sono stati circa 15 secondi di vero panico; grazie al cielo non ci sono stati danni a persone o cose. Ora per concludere un pensiero: abbiamo pianto e pregato per i circa 300 morti di Amatrice, Accumoli ed Arquata; sofferto e solidarizzato per i tanti sfollati; ora dobbiamo(senza remore) aiutare, con tutti i mezzi necessari, i nostri fratelli terremotati di Ussita, Visto, Castelsantangelo, Norcia ecc. , che ancora una volta sono stati così duramente colpiti dalla furia della natura.

Il Santo Natale è alle porte e allora facciamoci un bel regalo: doniamo una piccola parte dei nostri doni (…a volte inutili) agli abitanti delle zone terremotate, portiamogli un sorriso e una speranza, facciamogli sentire che non sono soli in momenti così festosi per noi. Purtroppo loro non potranno festeggiare la feste natalizie, davanti al “caldo focolare domestico”, ancora per chissà quanto tempo. Intanto la terra non smette di tremare; mio Dio, quando finirà questo dannato incubo?

Aurelio Alessandroni

 

2016: Crollato il raccolto di castagne!

Il 2016 è stato nuovamente un “annus horribilis” per la raccolte delle castagne; il riscontro lo si può verificare vedendo la “magra” raccolta di molte regioni ma soprattutto in Campania, prima regione produttrice italiana, dove si è verificato un taglio fino al 90%. Ma i cali di raccolta si sono verificati in modo particolare in tutto il centro-sud, mentre una certa ripresa si è riscontrata al nord, ad eccezione di alcune zone a causa della siccità estiva. Questo è emerso da una indagine della Coldiretti in occasione della raccolta 2016, con una situazione disomogenea che fotografa una preoccupante inversione di tendenza rispetto al 2015. Il crollo si  è verificato dopo la confortante ripresa rispetto al 2014,  un altro anno terribile che aveva fatto addirittura segnare il minimo storico (…pensate) dall’Unità di Italia. Come ormai sappiamo tutto questo è successo per effetto degli attacchi del Cinipide, il parassita cinese che ha provocato nei boschi italiani una vera ecatombe di castagne.

Mentre al nord la lotta al cinipide ha prodotto risultati soddisfacenti, al centro-sud, all’andamento climatico non ottimale, si è aggiunta una imprevista recrudescenza dei danni del cinipide, arrivato in queste aree più recentemente e non ancora del tutto debellato. L’attività di lotta al cinipide attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis, ha dato risultati positivi nei castagneti delle regioni del nord, dove il cinipide è presente da anni e quindi più precocemente è partita la lotta, mentre al centro ed al sud il cinipide è comparso successivamente e l’azione di contrasto al parassita è ancora in pieno svolgimento. 

Il raccolto di castagne “Made in Italy”, con una qualità comunque ottima, rimarrà, quest’anno, inferiore ai 2 milioni di quintali rispetto allo scorso anno ma ben al di sotto delle medie storiche. Basti pensare che nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 83 milioni di quintali , ma ancora dieci anni fa era il triplo rispetto a quella attuale (54milioni quintali contro poco più di 20milioni di adesso). Il castagno, come sappiamo,  riveste un ruolo importante in molte aree collinari e montane del nostro Paese, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico.  La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di svago con l’habitat che risulta fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele, per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti silvestri.

Anche per questo restano molto popolari le feste e le sagre dedicate alle castagne e marroni in tutta la nostra penisola. Tra le numerosissime sagre incomincia ad essere apprezzata anche la Sagra dei Marroni di Rocca Massima, giunta quest’anno alla sua 11a edizione e della quale parleremo in altra pagina del nostro giornale. Comunque, con la frenata della produzione nel centro-sud,  resta il fondato rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dall’Albania e anche dalla Cina(…pensate!). Nel corso del 2015, nonostante la parziale ripresa della produzione nazionale, l’Italia ha importato oltre 3 milioni di quintali di castagne (ne importavamo mezzo milione nel 2010) e molto spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori.

Da qui la richiesta di Coldiretti di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventano tutte incredibilmente tricolori! Un modo per tutelare l’alta qualità della produzione “made in Italy” che conta ben quindici prodotti a denominazione di origine, legati al castagno e che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Cinque  si trovano in Toscana e sono: il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina di Castagne della Lunigiana Dop; in Campania è riconosciuta: la Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp; in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp; in Veneto: il Marrone di San Zeno Dop  e i Marroni del Monfenera Igp e i Marroni di Combai Igp; in Piemonte: la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp; nel Lazio: la Castagna di Vallerano DOP.

Nella nostra zona è in fase di riconoscimento il “Marrone Signino Dop” (Segni), che poi è lo stesso innesto di quello coltivato a Rocca Massima. Per dovere di cronaca segnaliamo che nel nostro Comune la produzione del 2016 è stata (ahimè) praticamente nulla, stiamo parlando di un crollo della raccolta vicina al 100% rispetto al 2015, una vera catastrofe! Le castagne, delle quali si conoscono oltre cento varietà, sono state sempre presenti nelle nostre tradizioni alimentari e vengono gustate in diversi modi perché il prelibato frutto autunnale è da sempre apprezzato e gradito in tutta  Italia (…isole comprese). Per quest’anno, purtroppo, non ci è restato che gustarlo solo con il pensiero ma con la fondata speranza che nella prossima stagione lo assaporeremo nuovamente…“live”!

Aurelio Alessandroni

 

ROCCA MASSIMA
Festeggiata la Sagra dei Marroni

Il 15 e 16 ottobre scorso, per l’undicesima Sagra dei Marroni, Rocca Massima ha conosciuto la folla dei grandi eventi,  come per le “Feste di Maggio” o  le manifestazioni estive. Il bel tempo ha favorito, in modo esponenziale, il flusso di persone provenienti dai paesi vicini, da Latina, da Roma ma anche da altre province. Quest’anno però abbiamo dovuto registrare un assenza importante e significativa: il marrone rocchigiano! Tutto ciò a causa del concomitante attacco sia meteorologico che del Cinipide, ma di questo abbiamo già ampiamente scritto e riportato in altro articolo del giornale. Però gli organizzatori hanno ben tamponato questa falla con l’acquisto, per tempo, di castagne provenienti da altre zone italiane meno colpite da questa vera calamità.

Ciò nonostante la “nostra” bella festa autunnale ha avuto la sua giusta riuscita ed ha avuto inizio già nel tardo pomeriggio di sabato 15, quando sono saliti su in paese circa una ventina di “bisonti della strada” che, allestiti e preparati per l’occasione, hanno letteralmente invaso il nostro tranquillo paesello strombazzando e sgassando a più non posso. Una vera “delizia” per i nostri poveri timpani! Comunque  è stato un bel vedere…un po’ meno il sentire! La serata si è conclusa con una bella spaghettata alla “amatriciana” preparata nello stand culinario e il ricavato è stato offerto, dall’Associazione “La Castagna”, ai terremotati di Amatrice.

Un gran bel gesto, bravi!  Il momento culminante della Sagra si è verificato senza dubbio nella tarda mattinata di domenica 16, quando, in breve tempo abbiamo assistito all’arrivo delle fiat 500 d’epoca, sempre interessanti ed allettanti, alle mitiche vespe, alla sfilata dei trattori per la coltivazione dei campi; abbiamo partecipato alla deposizione di un mazzo floreale al Monumento ai Caduti, stabilendo così un legame con chi è morto per la Patria; ci siamo appassionati nel vedere il corteo delle nostre belle damigelle in costume rinascimentale e l’esibizione degli sbandieratori di Cori che, assieme a due cavalieri, hanno accompagnato i due paggetti che hanno consegnato al sindaco Angelo Tomei la fiaccola per l’accensione dei bracieri sui quali sono state cotte le caldarroste.

Molte autorità hanno presenziato a questa suggestiva cerimonia, a partire dal Prefetto di Latina, dal consigliere regionale: Rosa Giancola, dal presidente della Provincia: Eleonora Della Penna, dai Sindaci di Latina e Sermoneta e dal Comandante della Stazione dei Carabinieri di Cori. Il tutto si è svolto tra le bancarelle che occupavano parte di Largo Secondo Mariani e le strade adiacenti, mettendo in bella mostra vari prodotti di artigianato, manufatti per l’abbigliamento, per la casa e per il divertimento. Sarebbe stato bello vedere qualche altro stand, oltre che a quello gestito dalla Associazione,  per la vendita delle castagne: purtroppo e a malincuore sia noi paesani che molti forestieri siamo rimasti un po’delusi perché non abbiamo potuto acquistare, in quantità più abbondanti, il prelibato frutto autunnale.

Quindi, un elogio va ai membri dell’Associazione “La Castagna” che, sotto la guida sempre “vigile” del presidente Maurizio Cianfoni, hanno organizzato impeccabilmente la Sagra: si sono preoccupati di tutto a partire dai camion e degli altri mezzi, della sfilata delle damigelle, degli sbandieratori, del gruppo equestre, degli spettacoli musicali invitando il bravo “Gianpiero Gotti”, il gruppo folkloristico “Aria di Casa Nostra” e la concittadina Sabrina, a tutti nota per la magnifica voce e il vasto repertorio di canzoni che offre a chi l’ascolta sempre con partecipazione.  Concludendo possiamo dire che è stata proprio una bella festa e quindi i ringraziamenti vanno oltre che agli organizzatori anche ai  “volontari” che hanno speso il loro tempo libero lavorando dietro le quinte per la Sagra: dall’aiuto per preparare la festa, alla “castratura” e cottura delle gustose caldarroste “italiane”. Quindi non ci resta che esprimere gratitudine a tutti, con un arrivederci per la dodicesima Sagra dei Marroni di Rocca Massima che si farà (salvo imprevisti) sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017.

(A.A.)

 

CORI
le coltivazioni di kiwi stanno determinando problemi di approvvigionamento idrico

“È necessario arrestare l’espansione indiscriminata delle coltivazioni di kiwi nel nostro territorio e rilanciare quelle tipiche della vite e dell’olivo.” È questa l’esortazione del Sindaco di Cori Tommaso Conti alle istituzioni preposte e agli operatori del settore alla luce dell’attuale situazione agricola locale, caratterizzata nell’ultimo ventennio da un aumento eccessivo delle piantagioni di actinidia nella provincia di Latina e nell’area nord in particolare.

A leggere i dati dell’ultimo censimento dell’agricoltura la questione coinvolge anche il Comune di Cori che con 59 aziende e circa 165,5 ettari coltivati a kiwi è il 5° paese pontino produttore di actinidia, preceduto solo da Cisterna, Latina, Aprilia e Sermoneta. Dall’inizio del 2000, nello stesso comprensorio, circa 4000 ettari vitati e olivetati sono stati sostituiti dal kiwi, ed oggi questa è tra le zone italiane a maggiore concentrazione di impianti specializzati (quasi 2000).

Una crescita incentivata anche da un’errata programmazione agricola degli enti pubblici sovra comunali, col finanziamento delle imprese che impiantano kiwi al posto di vite e olivo, in nome di una maggiore redditività del prodotto, che però potrebbe in futuro venire meno a fronte di una sovrapproduzione di questa pianta ornamentale da giardino di origini cinesi del tutto slegata dalla fisionomia indigena dell’agro pontino e delle colline lepine.

“Oltre a rappresentare un problema dal punto di vista paesistico – spiega il primo cittadino corese - le coltivazioni di kiwi stanno determinando problemi all’approvvigionamento idrico, in quanto comportano ingenti consumi di acqua che determinano un abbassamento della falda – e puntualizza – per non parlare del fatto che molti dei pozzi da cui si attinge acqua per le colture non sono neppure censiti e dunque non si paga nulla per il suo utilizzo.”

Da qui l’invito per un impegno collettivo ed immediato a recuperare e valorizzare le colture autoctone come l’olivo e la vite che per secoli hanno costituito i pilastri dell’economia rurale di terre come il Lazio perché, afferma il Sindaco Conti – “nelle realtà come Cori dove si lavora e si investe in questa direzione con un sapiente mix di innovazione e tradizione, i risultati e le soddisfazioni non mancano, sia per i produttori che per l’intero indotto.”

Marco Castaldi

 

L'oliva di “Gaeta DOP” al Salone del Gusto

Ottime notizie per i prodotti tipici del Lazio da Terra Madre Salone del Gusto 2016: è stata presentata,  poco fa, presso lo spazio della Regione Lazio la prima confezione di oliva di Gaeta. “Dop” certificata in protezione transitoria e immessa  sul mercato dalla cooperativa “Oscar” di Rocca Massima di Latina.

La viva soddisfazione dei produttori per il riscontro ottenuto dalla oliva di “Gaeta Dop” a Torino, attesta la bontà degli sforzi profusi dal “Consorzio Produttori Oliva di Gaeta” e da “ARSIAL” per il conseguimento della DOP sull’oliva da mensa a maggiore tasso di mistificazione commerciale, per la sua grande reputazione sia per il consumo diretto che nelle preparazioni della cucina mediterranea. Dal prossimo 4 novembre dovrebbe chiudersi anche la fase di protezione nazionale transitoria; la tutela sarà così estesa a tutta la UE e i produttori potranno utilizzare le risorse che la Regione Lazio ha destinato con il PSR ai prodotti di qualità.

L’obiettivo è consolidare il loro ruolo sul mercato, soprattutto internazionale, considerato che l’oliva di “Gaeta” Dop” è il nostro alfiere tra gli ingredienti della cucina mediterranea.


 

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