Lo Sperone Giugno 2015
 

Il 5 X 1000 all’Ass. “Mons. Giuseppe Centra”

La legge ti permette di destinare il cinque per mille dell’IRPEF, senza alcun aggravio e senza mutare la destinazione dell’otto per mille. Se vuoi, indica al tuo commercialista o al CAF il codice fiscale dell’Associazione “Mons. G. Centra”, oppure segnalalo tu stesso nell’apposito spazio del CUD che poi consegnerai all’Agenzia delle Entrate. E’ possibile destinare il cinque per mille alla nostra Associazione perché essa è inserita nell’elenco della Regione e dell’Agenzia delle Entrate per i suoi meriti culturali, sociali e divulgativi. Ti invitiamo a destinare il cinque per mille all’Associazione culturale “Mons. Giuseppe Centra”; ci conosci abbastanza per verificare e controllare l’uso che ne facciamo.

Il codice fiscale dell’Associazione, da indicare, è il seguente: 91056160590

Se ti è possibile e lo ritieni opportuno, comunicalo anche ai tuoi amici e sollecita anche loro a destinare il cinque per mille all’Associazione “Mons. G. Centra”

 

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COMUNICAZIONE

Si rende noto che la nostra Associazione sta organizzando una gita culturale alla città di Spoleto. La data è fissata per domenica 19 luglio 2015 e il programma di massima sarà il seguente: partenza da Rocca Massima alle ore 06.20; arrivo a Spoleto alle ore 09.30 e inizio visita guidata della città; ore 13.00 sosta per il pranzo presso il ristorante la Barcaccia; ore 16.00 visita guidata alla suggestiva chiesetta di San Brizio e alle caratteristiche sorgenti del Clitunno; ore 19.00 partenza per Rocca Massima e arrivo alle 21.30 circa.

La quota di partecipazione è di € 50,00 (cinquanta), che comprende: Pullman, pranzo e guida. Al momento della prenotazione si deve versare un acconto di euro 10 (dieci). La gita si farà solo al raggiungimento di almeno 40 adesioni. Per prenotazioni rivolgersi a: Aurelio Alessandroni (3483882444); Franco Della Vecchia (3476818408); Misella Lucarelli (3389752097).

 

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LOTTA AL CINIPIDE
la battaglia continua ma…la vittoria è vicina!

Come ormai succede da quattro cinque anni, quando arriva la primavera, l’argomento principe delle nostre chiacchierate è inevitabilmente improntato sul problema del cinipide calligeno ,il tristemente famoso insetto “cinese” che ha messo in ginocchio l’intera economia castanicola nazionale. Come sappiamo, l’infestazione del cinipide nei castagneti è iniziata una decina di anni fa in Piemonte e più precisamente nella zona di Cuneo e questo perché alcuni agricoltori locali ebbero la bella idea di importare dalla Cina alcune piantine di marroni già innestate, pensando (i furbastri) di  poter avere la prima produzione del frutto già dopo tre quattro anni invece dei canonici 8-9, quando tutto va bene!

Mai pensiero fu cosi errato, perché le piantine (orientali) risultarono essere tutte contaminate dal cinipide che, trovandosi tanta “grazie di Dio” nei nostri castagneti nostri castagneti, in poco più di 10 anni si è insediato implacabilmente in tutte le Regioni italiane, isole comprese! Ricordiamo con tristezza quando i castagneti italiani, pian piano, incominciarono ad indebolirsi a causa di questo insetto maledetto che, una volta depositate le larve nelle gemme, fa così tanto deperire la pianta che la stessa non riesce più a produrre il frutto. Inizialmente si provò ad irrorare i castagneti con insetticidi ma senza ottenere risultati, anzi si contribuì ancor di più ad “ammazzare” le piante. Si pensava che pensava che stesse per accadere una sorta di catastrofe biblica per l’intero comparto castanicolo nazionale e tutti credevamo che non avremmo più potuto gustare il bel frutto autunnale. Fortunatamente la scienza biologica ci è venuta in aiuto e, dall’Università di Torino, il prof. Alberto Alma ha scoperto, sempre proveniente dalla Cina, un antagonista naturale del Cinipide: il Torymus Sinensis.

E’ proprio vero: madre natura, contrariamente agli esseri umani, tutto crea ma nulla distrugge! Questo insetto ha la prerogativa di cibarsi delle larve del Cinipide e quindi ne ostacola la riproduzione sino alla totale estinzione. Constatata l’efficacia del Torymus, subito si iniziò la sua riproduzione in laboratorio e successivamente alla sua distribuzione, tramite le Regioni, ai vari Comuni facenti parte del progetto. Proseguendo la sperimentazione sulle piante e analizzando anche l’efficacia di altri sistemi, è stato scientificamente dimostrato che il Torymus è l’unico metodo funzionante per controllare il cinipide; Infatti la sua introduzione sistematica nel territorio nazionale, sta portando al progressivo recupero delle piante di castagno. In Piemonte, essendo stata la prima regione infestata il lancio dei Torymus è iniziato ovviamente 5 anni prima che nel resto dell’Italia; ebbene ora, a nove anni dal lancio del numero uno, il Cinipide non è più un problema!

I castagni sono tornati a fiorire e i risultati sono eccellenti, infatti le galle (una sorta di nidi del cinipide) sono praticamente scomparse. Un gran bel risultato e a dirlo è proprio un soddisfattissimo prof. Alma il quale afferma che a giudicare dalla fioritura che sta avvenendo in questi giorni e dalla vigorosità delle fronde, si stima che il Piemonte ritornerà al 90% della produzione già da quest’anno. Ma nella nostra zona le cose come stanno andando? Io direi molto bene anche perché si sta proseguendo nel progetto regionale dei lanci dei Torymus. Infatti lo scorso 26 maggio nel nostro comune e più precisamente nella zona della fontana sono stati depositati ben 10 flaconi di questo insetto (circa 250, 80 maschi e 170 femmine); ricordiamo che quello effettuato lo scorso mese è stato, per Rocca Massima il quarto della serie.

Sembra ieri quando, tra la speranza di pochi e lo scetticismo di molti, lanciammo in loc. Anteria le prime 200 coppie; era il 2012; l’anno successivo il 2013, il Torymus fu lanciato in loc. La Selva (altre 200 coppie); nel 2014 altre 250 coppie furono depositate in loc. Colle Amerigo e quest’anno, come detto, alla “Fontana”. Se il progetto regionale non subirà modifiche i lanci dovrebbero proseguire per altri due anni, quindi confidiamo di coprire tutto il territorio castanicolo del nostro Comune. Da un primo sopralluogo abbiamo notato, con tanto piacere e grande soddisfazione, che c’è un bel miglioramento nei nostri castagneti e quindi speriamo e confidiamo in un ritorno alla quasi normale produzione di castagne entro tre quattro anni al massimo;  ma ogni anno che passa dovrebbe andare sempre meglio.

La nostra legittima aspettativa è confortata dai risultati inconfutabili ottenuti sia in Piemonte che in altre zone del nord Italia. Per concludere si rende indispensabile fare un importante avvertimento: non irrorate i castagneti con antiparassitari chimici, non servono a niente, anzi distruggono quanto di buono abbiamo fatto in questi quattro anni. Alla luce dei fatti il nostro Sindaco (molto bene…!) ha rinnovato il il divieto assoluto di trattamenti chimici sui castagni nell’intero territorio di Rocca Massima. E’ bene ricordare che ora, con le nuove normative, oltre che la sanzione amministrativa si rischia anche penalmente per procurato danno ambientale… occhio!

Aurelio Alessandroni

 

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OLIVA DI GAETA D.O.P.

Il 14 u.s. si è tenuta la riunione del pubblico accertamento per la DOP Olive di Gaeta Il pubblico accertamento ha luogo solo dopo che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha verificato la corrispondenza del disciplinare di produzione e di commercializzazione ai dettami del regolamento C.E. n° 510 del 2006. Il lungo iter per la concessione della DOP, però, non è ancora terminato, anche se ormai il traguardo si intravede perché la parte più complessa e difficile del percorso è stata fatta.

Ora a questo atto formale segue la pubblicazione per 30 giorni sulla Gazzetta Ufficiale in attesa  di eventuali osservazioni scritte. Se non si dovranno affrontare contenziosi, trascorso questo tempo, tutta la documentazione va inviata a Bruxelles che entro sei mesi provvede all’iscrizione della DOP sull’Albo Comunitario. Con l’arrivo della DOP che cambia? Tutto e niente; dipende da quello che sapremo fare. Perché questo prestigioso riconoscimento possa dare buone opportunità occorre un impegno maggiore nelle pratiche colturali ben specificate  nel disciplinare, una corretta amministrazione dell’azienda ( anche se piccola), un controllo accurato del prodotto finito e una attenta commercializzazione.

Se tutto questo non sarà fatto il marchio DOP rimarrà solo un’etichetta priva di valore. Come per ottenere la DOP si è dovuto costituire un consorzio apposito ora è tempo che ci si organizzi per costituire una catena di  associazioni che possano essere di supporto ai produttori e commercianti per non inciampare proprio ai primi passi di questa nuova esperienza. La nostra Associazione è pronta a offrire stimoli e collaborazione.

(La Redazione)

 

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C’ERA UNA VOLTA...UN GIORNALINO

Rovistando tra le mie carte ho trovato due copie dell’ Aquilone, il giornalino che l’Associazione Mons. G. Centra anni addietro ha pubblicato per  i ragazzi della scuola primaria del Boschetto (una frazione di Rocca Massima). Si tratta del n.2 e 4 del 2008, usciti rispettivamente il 15 febbraio e il 5 giugno; il primo numero era uscito il 15 dicembre 2007. Mi sono commosso mentre mi tornavano alla mente tanti incontri con i ragazzi e le insegnanti per preparare i pezzi da pubblicare e poi la gioia (i salti di gioia!) quando i ragazzi avevano in mano l’Aquilone.

Prima di ogni numero ci incontravamo  due volte con le insegnanti e con i ragazzi: la prima volta per parlare degli argomenti da trattare e scegliere chi li doveva scrivere (in genere erano gruppetti  di ragazzi), la seconda per controllare insieme quanto avevano scritto e, se necessario, eliminare qualche cosa non rispondente al vero. Gli Insegnanti mai si sono sostituiti ai ragazzi. Poi le paginette si scrivevano a macchina e venivano consegnate ad Augusto Tora, che allora impaginava anche lo Sperone, il giornalino dell’Associazione; egli preparava pazientemente ogni pagina badando a riempire bene gli spazi, aggiungere qualche  immagine e tutte le notizie riguardanti il giornalino: i responsabili (tutte le insegnanti), i collaboratori (tutti i ragazzi), il sommario… La stampa veniva fatta con la stampante del computer dell’Associazione, che ha resistito molto bene (funziona ancora!), la carta veniva offerta spesso da qualche benefattore.

I ragazzi aspettavano con ansia che uscisse l’Aquilonee, se c’era qualche giorno di ritardo rispetto alla data prevista, si preoccupavano, chiedevano notizie con frequenza e trepidazione.  L’uscita della prima copia fu salutata con una nota nel numero successivo: “il 15 dicembre 2007, dopo tanto “sudore”, è stata la prima edizione del Giornalino scolastico L’Aquilone. Eravamo increduli, ma era veramente una nostra produzione. E’stato emozionante leggere ciò che avevamo scritto e pensare anche a chi, diverso da noi l’avrebbe letto”. Gli autori  degli articoletti pubblicati erano contenti, ma non vanitosi né sprezzanti dei compagni che non avevano il loro pezzo pubblicato. Del resto, per i ragazzi già era già una gioia vedere i loro nomi (tutti) scritti sull’ultima pagina.

Gli articoli raccontavano cronache e vicende di scuola, eventi, celebrazioni… descrizioni di luoghi, di gite scolastiche… spesso c’erano anche disegni dei ragazzi o qualche fotografia. Interessante quello che risponde un ragazzo ad uno di un’altra scuola che aveva chiesto perché il giornalino si chiamava L’Aquilone: “Sì, proprio così, perché vuole portare la voce della scuola del Boschetto a tutti”. Sul numero del 5 giugno 2008, troviamo l’addio dei ragazzi della classe quinta: “con grande amarezza e un pizzico di tristezza, lasceremo le elementari per iniziare il primo anno delle scuole medie.

Porteremo con noi tanti bei ricordi; ci mancheranno…”, segue, con commenti, un elenco di persone, eventi, cose; conclusione: “ Insomma, è arrivato il momento di salutare tutti, gridando all’aria aperta: ciao, addio classe quinta!!!” Certo il giornalino ha richiesto impegno e tempo sia per le insegnanti e i ragazzi… e pure per coloro che lo curavano; però tutti hanno dato volentieri il loro contributo e il giornalino si è rivelato un aiuto ai ragazzi per esprimersi meglio in italiano, un piacevole lavoro che li interessava e al quale si dedicavano volentieri. Cosa si poteva pretendere di più? (E.M.)

 

 

 

La Confraternita di San Giuseppe

Otto anni fa, al Boschetto di Rocca Massima è nata la “Confraternita di San Giuseppe”. Si tratta di un’associazione di persone (attualmente 17), che si prefiggono come scopo di dare solennità o di dare solennità alle cerimonie religiose specialmente alle processioni e offrire un aiuto, se c’è bisogno, a portare la “macchina” con la statua di un santo, oppure di sostenere uno stendardo grande e pesante come quello loro che da una parte ha l’immagine di S. Giuseppe e dall’altra quella di S. Antonio.
I fondatori di tale Confraternita sono stati Franco Della Vecchia, Marco Della Vecchia e Walter Palone.

La confraternita non partecipa solo alla cerimonie religiose della sua parrocchia, ma anche ad altre dei paesi vicini (talora anche lontani) perché sono in contatto e partecipano ai loro eventi. In questi tempi è certo singolare ed ammirevole che delle persone adulte si preoccupino delle cerimonie religiose alle quali, purtroppo non si da l’attenzione di una volta. Ovviamente i loro interventi hanno anche un riflesso sulla loro persona e specialmente sulla loro religiosità. Non avrebbe senso appartenere ad una confraternita e non essere praticanti.

L’ultima cerimonia alla quale è intervenuta la Confraternita del Boschetto è stata la processione di San Giuseppe il 1 Maggio, con partecipazione devota di molte persone che avevano appena ascoltato la Messa (come hanno fatto i membri della Confraternita) e anche di altre che si sono aggregate lungo il tragitto della processione. Da notare che la partecipazione alle cerimonie comporta un sacrificio di tempo che rende ancora più lodevole l’appartenenza alla Confraternita.  (E.M.)

 

 
 

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