Lo Sperone Maggio 2017
 

Il  5 x 1000  all’Ass.ne  “Mons. Giuseppe Centra”

La legge  ti permette di destinare il cinque per mille dell’IRPEF, senza alcun aggravio e senza mutare la destinazione dell’otto per mille. Se vuoi, indica al tuo commercialista o al CAF il codice fiscale dell’Associazione “Mons. G. Centra”, oppure segnalalo tu stesso nell’apposito spazio del CUD che poi consegnerai all’Agenzia delle Entrate. E’ possibile destinare il cinque per mille alla nostra Associazione perché essa è inserita nell’elenco  della Regione e dell’Agenzia delle Entrate per i suoi meriti culturali, sociali e divulgativi.

Ti invitiamo a destinare il cinque per mille all’Associazione culturale “Mons. Giuseppe Centra”; ci conosci abbastanza per verificare e anche controllare l’uso che ne facciamo.

Il codice fiscale dell’Associazione, da indicare, è il seguente: 91056160590
Se ti è possibile e lo ritieni opportuno, comunicalo anche ai tuoi amici e sollecita anche loro a destinare il cinque per mille all’Associazione “Mons. G. Centra”.

 

 

MAGGIO E  LE SUE  FESTE

Arriva maggio, mese tradizionalmente Mariano; infatti sia nel nostro paese che nel circondario si celebrano le feste dedicate alla Madonna. Si inizia a Velletri, la prima domenica e, a seguire, Cori, Artena e Rocca Massima, che chiude con  l’ultima domenica. Poi ci sono anche altre feste patronali come il nostro Sant’Isidoro che si celebra la domenica più vicina al 15 e Sant’Eurosia, patrona di Lariano, che viene celebrata, anch’essa, l’ultima domenica del mese.

Detto ciò è bene ricordare le due feste che Rocca Massima celebra da tempo ormai immemorabile: Maria S.S. della Pietà e Sant’Isidoro Agricoltore. Iniziamo con la festa di Sant’Isidoro che, nei tempi passati, si festeggiava tassativamente il 15 maggio ed era una ricorrenza dedicata principalmente all’agricoltura; infatti tutti i fedeli  rivolgevano le loro suppliche al Santo affinché proteggesse dalle intemperie i campi e i raccolti e salvaguardasse anche i loro animali indispensabili per il lavoro dei campi e per il sostentamento delle famiglie.

Col tempo questa festività è andata un po’ scemando, anche perché l’attività agricola e quella pastorale hanno avuto sempre meno importanza per l’economia locale; nonostante ciò in molti è rimasta sempre viva la fede per il Santo spagnolo. Poi c’è la festa della Madonna, decoro e presidio di Rocca Massima. In questa ricorrenza il nostro paese si riempie di gente, molti paesani emigrati tornano per assistere alla festa e alla tradizionale processione. E’ l’occasione per rivedere parenti e amici per celebrare tutti insieme Maria S.S. Della Pietà. I festeggiamenti religiosi iniziano già dal sabato antecedente la festa con il suggestivo “Recaccio”: la Sacra Immagine della Madonna viene prelevata dalla cappella a Lei dedicata e posta sulla “macchina” che servirà, poi, per portarla in processione per le vie cittadine la domenica.

Questo è, senza dubbio, un momento molto toccante; quando l’Immagine viene tolta dalla nicchia i fedeli iniziano a scandire il nome di Maria S.S. a gran voce, alcuni chiedono, con voce rotta dall’emozione, intercessioni per famigliari malati. Un momento veramente commovente. Vi aspettiamo a Rocca Massima il 14 maggio per la festa di Sant’Isidoro e il 28 per quella della Madonna. Di seguito troverete il programma completo delle due feste rocchigiane.

 

 

PROGRAMMA DELLE FESTE  DI  MAGGIO

S. ISIDORO AGRICOLTORE
Domenica 14 maggio 2017

11/12  Triduo  in onore del Santo
 Ore 17,30 Santo Rosario   -  Ore 18,00 Santa Messa
Sabato 13 maggio
 Ore 10,30 Apertura della 1a Fiera Agricola con esposizione di attrezzature agricole.
 Ore 17,00 Spettacolo con il gruppo folk “Aria di casa nostra” di Alatri.
 Ore 20,30 Santo Rosario  -   Ore 21,00 Esposizione della statua del Santo e, a seguire, Messa solenne.
 Ore 21,15 Esibizione in piazza del Gruppo Musicale del Colubro.

Domenica 14 maggio
 Ore 10,00 - 10,30 Esibizione Banda musicale Città di Palestrina.
 Ore 10,30 - 11,00 Esibizione degli Sbandieratori Città di Velletri.
 Ore 11,00 Santa Messa solenne a seguire la Processione per le vie del paese;(alla processione    parteciperanno gli Sbandieratori, la banda di Palestrina , un carro trainato da buoi e animali vari).
 Ore 15,00-15,30 Esibizione del gruppo Civita Folk.
 Ore 15,30-16,00 Esibizione Banda di Palestrina con le Majorette.
 Ore 16,00-16,30 Esibizione degli Sbandieratori di Velletri.
 Ore 17,00 Corteo composto da: Civita Folk, Sbandieratori di Velletri, Banda musicale di Palestrina, Gruppo Equestre di Segni. Ringraziamenti del Comitato ai gruppi partecipanti e, a seguire, Estrazione del Palio.
 Ore 21,00 Esibizione del gruppo “Civita Folk”.

Sabato 20 maggio
 Ore 18,30 Breve concerto in piazza della Banda Musicale Città di Trevi. 
 Ore 20,00 Santo Rosario- Ore 20,30 Santa Messa  e, a seguire, Processione per le vie del paese con spettacolari fuochi d’artificio.

MARIA S.S. DELLA PIETA’
Domenica 28 maggio 2017

25/26 maggio Triduo in onore di Maria S.S. della Pietà
Ore 16,30 Santo Rosario.  -    Ore 17.00 Santa Messa.

Sabato 27 maggio
Ore 10,30 Santo Rosario -   Ore 11,00 Esposizione dell’immagine della Madonna e Santa Messa.

Domenica 28 maggio
Ore 09,30 Breve concerto in piazza della Banda Musicale Città di Frascati.
Ore 10,00 Deposizione di una corona d’alloro al Monumento dei Caduti da parte delle Autorità locali.
Ore 10,00 Apertura Parco Baby.
Ore 11,00 Santa Messa solenne.
Ore 11,45 Processione per le vie del paese con balconi e finestre adornate e infiorate.
Ore 15,30 Esibizione degli sbandieratori del Leone Rampante di Cori.
Ore 16,30 Esibizione della “Street Band” per le vie del paese.
Ore 18,00 Estrazione del Palio.
Ore 21,00 Concerto in piazza con “Le Orme dei Pooh”.

Sabato 3 giugno
Ore 20,00 santo Rosario -   20,30 Santa Messa e a seguire Processione accompagnata da fuochi pirotecnici.

L’addobbo floreale in chiesa per la festa di S. Isidoro è offerto da Danilo Zaccagnini
L’illuminazione delle vie del Paese è curata dalla ditta Claudio Draghetti
I fuochi d’artificio sono eseguiti dalla ditta Roberto Gabriele di Cisterna

 

 

LE ANTICHE TRADIZIONI PASQUALI
A VOLTE… RITORNANO!

Quando leggerete questo articolo la Pasqua è già passata da un bel po’, ma i bei ricordi della festa di primavera per antonomasia sono ancora nitidi nelle nostre menti e ancor più nelle nostre pance! La Pasqua, è bene ricordare, rievoca soprattutto la passione, la morte e la resurrezione di Gesù e non certamente le abbondanti mangiate e le copiose libagioni che, specialmente nei tempi d’oggi, hanno quasi prevaricato il lato religioso della festività. Io credo che tutto dovrebbe esser fatto con un’equa distribuzione tra i bisogni dell’anima e quelli del corpo.

Infatti, da buoni cristiani, non si possono certo trascurare le cerimonie religiose ma neanche non possiamo esimerci dal gustare gli antichi sapori pasquali rocchigiani, come: la pizza con la ricotta, jo ciammellone, la pizza sbattuta, le ‘sagne, la pasta de casa e l’ immancabile abbacchio. Per quanto riguarda quest’ultimo (l’abbacchio…) vorrei fare una piccola annotazione: durante il periodo pre-pasquale è stata montata una delirante querelle tra i salvatori dell’agnello, tra i quali noti uomini politici e di spettacolo addirittura fotografati mentre li allattavano amorevolmente con il biberon; e coloro che non intendevano affatto rinunciare al tradizionale agnello al forno. Polemiche a non finire; per giorni non si è parlato d’altro; è inutile, siamo italiani! Francamente ho aderito alla campagna, lanciata dalla Regione Sardegna, a favore della pastorizia e denominata, non a caso: “A Pasqua, salvate il pastore Gavino”; pertanto, insieme ai miei cari, abbiamo sacrificato al “dio vegano”  un gustosissimo “angioni sardu”.

Per ritornare al tema delle celebrazioni pasquali d’una volta, ho pochi ricordi; però, sforzandomi un po’ e scavando nelle reminiscenze della mia infanzia (…son passati quasi 60 anni, ahimè!), mi sono tornate in mente tante belle cose che eravamo soliti fare nel periodo pasquale. La settimana Santa, da sempre, coincide con le vacanze scolastiche e questo era già un bel fatto; dopo i rigidi inverni rocchigiani passati tra i banchi, finalmente potevamo scorazzare per il paese liberamente. La maggior parte di noi ragazzi eravamo chierichetti e quindi tutti uniti, insieme al Parroco, alle monache e anche con l’aiuto delle “pie donne”, dovevamo predisporre la chiesa per le cerimonie pasquali. In primis c’era allestimento del Sacro Sepolcro e poi, a seguire, la preparazione delle statue di Cristo morto e della Madonna Addolorata per la processione del Venerdì Santo, poi bisognava tirare fuori e controllare l’efficienza dei “tric- trac” per suonare la “messa secca”, raccogliere le legna per accendere“jo foco beneditto” la notte del Sabato Santo, infine preparare i recipienti per metterci la “nuova” acqua santa. Insomma non avevamo un attimo di pausa, però lo facevamo con piacere e con fierezza.

Qualcuno ora si domanderà: cosa sono i “tric-trac” e la “Messa secca”? Mi spiego: i “tric-trac” non son altro che delle tavolette di legno con supporti in ferro laterali che, sapientemente assemblati dai falegnami locali e poi maneggiati ad hoc, con il loro rumore (meglio dire frastuono) servivano per avvisare i fedeli dell’inizio delle “messe secche” che venivano celebrate dopo la crocefissione di Gesù. Esse sono chiamate, in dialetto, “messe secche” perché durante la funzione non viene celebrata l’Eucarestia, per ovvi motivi. Noi chierichetti, la sera del venerdì e del sabato santo, facevamo (per tre volte consecutive) il giro di tutta Rocca Massima per avvisare che stava per iniziare la Messa e il più dotato di voce squillante,  in vari punti prestabiliti del paese, annunciava a pieni polmoni: “Sona la prima vòta la messa secca” (poi la seconda e la terza volta); al termine di tale annuncio faceva seguito il fragoroso suono dei tri-trac; in sostanza sostituivamo il suono delle campane  che, dalla notte del giovedì santo, erano state “legate” in segno di lutto per la morte di Cristo.

La processione del Venerdì Santo era un evento molto sentito e praticamente tutta la popolazione dei Rocca Massima era solita partecipare con devozione. I portatori delle statue di Cristo morto e dell’Addolorata erano vestiti con tuniche bianche con la testa incappucciata; durante il tragitto, tra una stazione della Via Crucis e l’altra, recitavano, ad alta voce, alcune liturgie in una sorta di latino (quasi) maccheronico, come, del resto, facevamo quasi tutti noi…credo! Onestamente, a distanza di tanto tempo, posso confessarlo: mi hanno sempre incusso una sorta di terrore; insomma, vederli vestiti in quel modo e incappucciati tipo Ku Klux Klan,  mi facevano proprio una paura da matti! Purtroppo questi bei rituali sono andati man mano scemando e addirittura sono del tutto scomparsi agli inizi degli anni’80; praticamente si sono perse le tracce dei “tri-trac”, non si è fatta più la processione del Venerdì Santo, tutto è finito miseramente nell’oblio. 

Ora, additare questo o quello come responsabili di tale situazione mi sembra fuori luogo, ma un piccolo appunto ai Parroci che, negli anni passati, hanno guidato la nostra parrocchia, bisognerebbe pur farlo! Ma siamo buonisti e guardiamo avanti. Infatti proprio quest’anno, grazie all’impegno del nuovo parroco, don Alfonso, e alla collaborazione della neo-Associazione “Portatori di Maria S.S. e di Sant’Isidoro Agricoltore” è stata finalmente  ripristinata la processione del Venerdì Santo. Come consuetudine la processione, molto suggestiva e anche abbastanza partecipata, si è snodata per le viuzze del centro storico facendo sosta nelle varie stazioni della Via Crucis.

A molti di noi ha ricordato piacevolmente i tempi che furono e meno male che stavolta i portatori non pregavano in latino e non erano incappucciati, altrimenti qualche bambino correva il rischio di rimanere traumatizzato, come capitò al sottoscritto…un bel po’di anni fa! A parte questa piccola nota di colore bisogna rimarcare il fatto che la processione è stata ripristinata, e questo è un fatto! Ora bisognerebbe ritrovare, in qualche stanza dell’edificio di Via Ficorelle, i “tric-trac” che nel 2002 (o forse 2003..?)  la nostra Associazione (Mons. Centra) fece ricostruire da due falegnami locali: il “Professore” di Boschetto e “Sandro” di Rocca Massima. Lo scopo era quello di riattivare l’avviso delle “messe secche” e di rifare la processione del Venerdì Santo. Quell’anno, purtroppo, la sera del Venerdì fece una nevicata eccezionale per il periodo (caddero 10 cm di neve).

In seguito la sollecitazione non è stata raccolta e tutto è ricaduto nel dimenticatoio. Dopo 13 anni finalmente quest’anno qualcosa si è mosso! Ora, viste le buone intenzioni del parroco che, per quanto riguarda la liturgia, intende ripristinare le belle abitudini d’una volta, non ci resta che auspicare che ciò avvenga e, da parte nostra, assicurare una doverosa presenza a tali celebrazioni.

Aurelio Alessandroni

 

 

COMUNE  DI  ROCCA MASSIMA
Provincia di Latina

Al Presidente Onorario Dell’Associazione Culturale “Mons. G. Centra”
Enrico Mattoccia

A Lei vorremmo pubblicamente far giungere il nostro pensiero ed il nostro grazie per il lavoro che ha svolto per la nostra comunità in questi ultimi anni come Presidente dell’Associazione Culturale “Mons. Giuseppe Centra”.

L’abbiamo apprezzata e stimata per la sua professionalità e per l’esemplare impegno che ha dimostrato nei confronti dei problemi che affliggono il nostro territorio, condividendo e affrontando le sfide prioritarie dell’inclusione e della partecipazione di tutte le Istituzioni, necessarie per programmare, orientare e monitorare le politiche di intervento in una piccola realtà come Rocca Massima.

Augurandole il meglio per il futuro, le rinnoviamo la nostra gratitudine per quanto ha fatto, certi che il suo insegnamento porterà buoni frutti.

Il Sindaco
Angelo Tomei
Rocca Massima,  10 aprile  2017

 

Giulianello:festeggiato il Santo Patrono

Il 30 di aprile (ultima domenica del mese), come da tradizione, Giulianello ha festeggiato il suo Santo Patrono, San Giuliano Martire. Un rito che risale alla fine del 1600: il popolo giulianese decise di celebrarlo, attribuendo alla sua intercessione la grazia di aver salvato il paese dal pericolo di un incendio che minacciava di distruggere l’intero abitato. Più precisamente, secondo alcuni ricercatori storici, era 26 gennaio 1670 quando il popolo di Giuliano si impegnò a celebrare la festa del Santo Patrono a proprie spese e a provvedere alla manutenzione della Cappella in riconoscenza, come detto, del miracolo avuto per sua intercessione. Leggendo alcuni vecchi scritti, estratti da Internet, si desume che, nonostante  il calendario dei martiri collochi il Santo al 9 gennaio,  il popolo giulianese, per motivi dettati presumibilmente da opportunità  del tempo, la Curia Vescovile di Velletri  concesse di celebrare la festa di San Giuliano il 16 febbraio.

Però, forse per motivi climatici,  da tempo imprecisabile,  la festa del Santo Patrono si celebra, con solennità sia religiosa che civile, nell'ultima domenica di Aprile. Tuttavia la data del 16 febbraio è rimasta legata al Santo protettore, infatti viene comunque festeggiato con una festa popolare chiamata "San Giulianitto". La popolazione giulianese è  rimasta fedele nel tempo all'impegno assunto nel XVII secolo e, di generazione in generazione, ha tramandato l’impegno di celebrare San Giuliano Martire come patrono di Giulianello. Per ironia del destino quest’anno si è rischiato di festeggiare San Giuliano senza la sua preziosa ed antica statua perché, lo scorso marzo, il busto in argento del Santo era stato rubato, nella chiesa di San Giovanni Battista dove è custodito, da alcuni malfattori.

Ma, evidentemente, il Santo Patrono giulianese è intervenivo dall’alto, tant’è che la Polizia Stradale di Caserta, nel corso di un normale servizio di controllo sulle strade campane, ha fermato, per pura coincidenza, un'auto e, tra la meraviglia degli stessi agenti, è stato ritrovato impacchettato nel bagagliaio, il busto di San Giuliano rubato poche ore prima a Giulianello. I ladri si erano immediatamente messi in viaggio, probabilmente per consegnare a qualche ricettatore la preziosa refurtiva ma, evidentemente, non avevano fatto i conti con il  “nostro” Santo protettore. Un vero sollievo per il parroco Don Gianmarco Falcone e per tutta la comunità di Giulianello che così ha potuto festeggiare, in modo ancor più solenne, San Giuliano. Per finire un’ultima nota, diciamo, meteorologica: da una statistica effettuata nell’arco negli ultimi 50 anni, è stato rilevato che a Giulianello, il giorno di San Giuliano (qualunque fosse la data), è piovuto, anche se non per l’intera giornata,  per ben 41 volte; per questo motivo il Santo viene simpaticamente chiamato: San Giuliano “pescatore”.

Anche quest’anno non si stava mettendo bene e ci stavamo rassegnando all’ennesima “bagnata” di San Giuliano, invece il sabato e poi la domenica (…un po’ meno in mattinata) è ricomparso un bel sole primaverile che ha fatto gioire sia gli abitanti di Giulianello che quelli dei paesi limitrofi che così hanno potuto godersi, senza ombrello, i bellissimi festeggiamenti programmati, in modo impeccabile, dal Comitato organizzatore. Non ci resta che unirci ai vicini amici giulianesi e dire anche noi: “ Evviva San Giuliano!”

Aurelio Alessandroni

 

Associazione Culturale Mons. Centra C.F. 91056160590. Design by Diamond Style