Lo Sperone Aprile 2015
 

Buona Pasqua!!!

L’Associazione “Mons. G. Centra” e la Redazione de “Lo Sperone” augurano Buona Pasqua ai soci, ai sostenitori, ai lettori, agli amici, al parroco, all’Amministrazione comunale, alle Associazioni di Rocca Massima.

 

 

 

 

Premio Goccia d'Oro, edizione 2015: come partecipare.

Sono disponibili i bandi per partecipare all'edizione 2015 del Premio Goccia D'Oro.

Scarica i bandi dell'edizione 2015: Bando Poesia Ragazzi - Bando Poesia Adulti

 

 

 

 

 

Il 5 x 1000 all’Ass. “Mons. Giuseppe Centra”

La legge ti permette di destinare il cinque per mille dell’IRPEF, senza alcun aggravio e senza mutare la destinazione dell’otto per mille. Se vuoi, indica al tuo commercialista o al CAF il codice fiscale dell’Associazione “Mons. G. Centra”, oppure segnalalo tu stesso nell’apposito spazio del CUD che poi consegnerai all’Agenzia delle Entrate.

E’ possibile destinare il cinque per mille alla nostra Associazione perché essa è inserita nell’elenco della Regione e dell’Agenzia delle Entrate per i suoi meriti culturali, sociali e divulgativi.

Ti invitiamo a destinare il cinque per mille all’Associazione culturale “Mons. Giuseppe Centra”; ci conosci abbastanza per verificare e controllare l’uso che ne facciamo.

Il codice fiscale dell’Associazione, da indicare, è il seguente: 91056160590
Se ti è possibile e lo ritieni opportuno, comunicalo anche ai tuoi amici e sollecita anche loro a destinare il cinque per mille all’Associazione “Mons. G. Centra”.

 

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ROCCA MASSIMA
la Pasqua d’un tempo che fu…

Quando si avvicinano le grandi festività, come il Natale e la Pasqua, affiorano, in molti di noi, tanti cari ricordi legati soprattutto alla nostra infanzia e che suscitano, quasi sempre, “flashback” nostalgici. Ora che siamo a ridosso delle feste pasquali mi piace ricordare quello che si provava  quando, agli inizi degli anni ’60, si avvicinava la Santa Pasqua. Nei piccoli paeselli come il nostro, questa ricorrenza era vissuta con molta partecipazione e tutti indistintamente ci preparavamo per onorare degnamente il giorno della resurrezione di Gesù. I miei ricordi sono, ahimè, un po’ sbiaditi, ma si sa che con l’età cresce (forse) l’esperienza di vita ma si accorcia inesorabilmente la memoria.

Rammento che quando iniziava la settimana Santa, per noi ragazzi incominciavano anche le assai gradite vacanze pasquali che trascorrevamo per buona parte in chiesa, anche perché eravamo quasi tutti chierichetti e ci adoperavamo per organizzare, coordinati dal parroco, tutte le cerimonie inerenti alla Passione e Resurrezione di Cristo. Tutte le sere la nostra chiesa era gremita di fedeli che assistevano alla Via Crucis e alle varie funzioni prepasquali; ma nella mia memoria è vivo il ricordo del “Sepolcro” che veniva collocato nella cappella della Madonna della Pietà; esso era preparato con cura dalle donne del paese che lo adornavano con bellissimi vasi dove spiccavano rigogliosi i germogli di grano che avevano piantato qualche mese prima.

Il Venerdì Santo, poi, era il giorno più laborioso: si doveva organizzare la processione del Cristo Morto; pulire il recipiente dove si metteva l’acqua che poi sarebbe stata benedetta nella Messa del sabato santo; dovevamo procurarci la legna per allestire “jo foco beneditto” ed infine, dopo aver “legato” le campane, dovevamo preparare i “tric trac” che sarebbero serviti par annunciare alla gente le “messe secche”. Altro ricordo che ho riguarda gli uomini incappucciati che il venerdì santo portavano in processione il Cristo Morto e la Madonna Addolorata. Debbo ammettere, che mi incutevano sempre un po’ di paura; come potevo, cercavo sempre di stare alla larga da loro! Un altro bellissimo momento era quello quando si girava tutto il paese per avvisare, con i “tric trac”, l’imminente inizio della “messa secca”; questi attrezzi artigianali non erano altro che delle tavole di legno di circa 50-60 cm con ai lati due appendici mobili (di legno o di metallo) che, una volta agitati, battevano sulla tavola centrale generando un fracasso infernale.

Mentre la cosiddetta “messa secca” era la Santa Messa che si officiava nei giorni nei quali Cristo era morto e quindi non si poteva celebrare l’Eucarestia, nè tantomeno suonare le campane. Infine il Sabato Santo aspettavamo la Messa di mezzanotte per festeggiare la resurrezione di Gesù; il tutto iniziava intorno alle 23 con l’accensione del fuoco sotto all’arco della chiesa e che molti uomini utilizzavano anche per scaldarsi, specialmente se la serata era un po’ fredda. Poi c’erano le varie funzioni preparatorie, quindi a mezzanotte il sacerdote officiante la Santa Messa solenne, annunciava la resurrezione enunciando: “Gloria in excelsis Deo”...Gesù era risorto e finalmente Demetrio (jo campanaro) poteva “liberare” le campane e suonarle a distesa lungamente. Anche se era  mezzanotte, nessuno si sognava di protestare per il rumore perché la Santa Pasqua era la festa di tutti e tutti partecipavano con fede e devozione.

La domenica, poi, era l’esaltazione di tutta la settimana santa; dopo l’abbondante colazione pasquale consumata rigorosamente in famiglia, si andava alla solenne “Messa Cantata”; ricordo che la chiesa era sempre stracolma di gente che veniva a rendere omaggio a Gesù risorto; noi ragazzi indossavamo gli indumenti solenni da chierichetto che le nostre mamme avevano lavato e ben stirato per l’occasione, tutti ci tenevamo a far bella figura. Anche i fedeli si vestivano a festa ma, in quel periodo, non vi erano certamente le “sfilate” di pellicce e di abiti alla gran moda che vanesie signore, per apparire più “chic”,  attualmente indossano per partecipare alla messa pasquale; forse non rammentano che il buon Dio guarda nel cuore e non quello che si indossa! Dopo questi ricordi relativi alle funzioni religiose la mia memoria va anche alla parte gastronomica e alle tradizioni dolciarie di Rocca Massima.

Per il giorno di Pasqua chi poteva, ma erano in pochi, ordinava ai pastori locali l’abbacchietto da arrostire al forno; però la stragrande maggioranza ripiegava verso il più modesto“crastato”. In tutte le famiglie non mancava certamente la “pasta de casa”, le famose tagliatelle fatte in casa con uova e farina e ovviamente condite con il sugo del povero “ovino eunuco”. Nella settimana che precedeva la Pasqua le donne di casa iniziavano a fare preparativi per realizzare i tipici dolci pasquali rocchigiani e già da tempo avevano prenotato, dai nostri pecorai, la ricotta fresca per preparare la gustosissima pizza co’ la ricotta. Ovviamente non c’erano la colomba e l’uovo di cioccolata ma, credetemi, quando le nostre mamme tornavano dal forno con jo capistero pieno di biscotti, pizza con la ricotta e, per la gioia di noi bambini, avevano preparato con la stessa pasta dei biscotti, jo cavalluccio o la bamboletta, alleluia… era veramente arrivata la Pasqua! Ora, purtroppo, i tempi son cambiati e ormai le vecchie tradizioni stanno pian piano scomparendo, però è un vero peccato immaginare che questi nostri avvenimenti possano finire nel dimenticatoio, senza che si provi almeno un po’ di fastidio e non si faccia nulla per rivitalizzarli! Mi auguro di cuore che tutto questo non rimanga soltanto nella “labile memoria” di noi ultrasessantenni perché sarebbe  vero peccato…mortale! Dopo questa “botta” di nostalgia non mi resta che augurare a tutti voi, cari lettori, una  felice Santa Pasqua da trascorrere serenamente insieme a tutti i vostri cari, magari gustando una bella fetta de pizza co’ la ricotta.

Aurelio Alessandroni

 

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ROCCA MASSIMA
“LECTURA DANTIS” - Lettura e commento del Canto XI del Paradiso

Dante Alighieri è conosciuto da gran parte degli Italiani come il più grande poeta della nostra patria e forse del mondo; se si aggiunge qualche altra breve notizia finisce “ la cultura dantesca” di gran parte dei nostri concittadini. Ci sono però molti che sarebbero contenti di approfondire le notizie sul grande poeta e leggerne qualche opera. Proprio per andare incontro a questo desiderio, l’associazione “Mons. G. Centra” di Rocca Massima, ha deciso di organizzare degli incontri, con persone preparate e disponibili, che fanno conferenze con criteri scientifici ma in linguaggio facilmente comprensibile. Finora ci sono stati tre incontri con il prof. Aldo Onorati, della “Dante Alighieri”; esperto dantista e appassionato comunicatore, da anni percorre le vie del mondo facendo conferenze, dibattiti, commenti sulle opere di Dante.

L’ultimo incontro a Rocca Massima c’è stato sabato 14 marzo. Dinanzi ad un bel gruppo di persone sia del Comune, sia provenienti da Velletri, Latina, Roma, Cori, Giulianello… Aldo Onorati ha commentato il canto XI del Paradiso dedicato in gran parte a S. Francesco. Riflettere su quanto Dante ha scritto del più santo degli Italiani è stata non solo un’occasione culturale, ma anche un aiuto di preparazione alla Pasqua, perché le qualità e l’opera del “poverello” di Assisi sono state ben individuate dal Poeta. S. Francesco ha preso come guida per la sua vita e quella dei suoi discepoli gli insegnamenti del Vangelo, senza alcun cambiamento, anzi spingendoli fino al culmine delle capacità umane. Per meglio comprendere Dante, all’inizio dell’incontro sono state fornite schematicamente, diverse notizie storiche su S. Francesco, la sua vita, i primi discepoli, la predicazione, l’approvazione della regola da parte di due Papi…

Poi ha preso la parola Aldo Onorati, il quale si è detto felice di essere per la terza volta a Rocca Massima, dove ha diversi amici e molti ammiratori, “affezionati” al grande Poeta e desiderosi di conoscerlo meglio. E’ passato poi ad illustrare la figura del Santo come risulta dalla Commedia. Siamo dinanzi non solo ad un grande Santo, ma anche a una pietra miliare della nostra lingua e dell’evoluzione della spiritualità, un interprete del suo tempo e dei suoi mali, che ha indicato i rimedi per le singole persone e per una società più giusta. L’oratore ha fatto notare come  Dante mette l’accento sulla povertà abbracciata da Francesco e dai suoi discepoli. La povertà è stata fondamentale per loro e per far accettare al popolo la pratica evangelica.

La povertà ha seguito Gesù, denudato dai carnefici, fin sulla croce. S. Francesco che aveva rinunciato ai beni e alle comodità del padre Pietro di  Bernardone per vivere di elemosina, sapeva bene che cosa è la povertà e capiva bene il disagio di molti suoi coetanei, in un periodo in cui si sviluppavano i commerci e si costruivano palazzi signorili per poche persone ricche, mentre i poveri erano spesso abbandonati. Se pensiamo che S. Francesco ha avuto anche grande rispetto per la natura, gli animali, i fenomeni atmosferici, i boschi, l’acqua… non è difficile scoprire situazioni simili a quelle dei nostri giorni, ovviamente con le dovute differenze. Ecco allora l’attualità di S. Francesco, l’uomo dichiarato Santo dal papa Gregorio IX appena due anni dopo la morte, l’uomo che ha avuto moltissimi discepoli  da vivo e ne ha ancora con i suoi figli, con gli “ordini” e le congregazioni che vivono imitando i suoi esempi e mettendo in pratica la sua regola. Alla fine il “canto” è stato declamato in parte dalla prof. Patrizia Audino (versi 1-42), e il resto dall’oratore Aldo Onorati (versi 43-149) quasi tutto a memoria.

Enrico Mattoccia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MONS. ANGELO LOPES
65 anni di sacerdozio

Monsignor Angelo Lopes è molto noto a Velletri, anzitutto perché vi è nato il 1/3/1926 e poi perché ha lavorato per la città, con i vari incarichi avuti e realizzati con grande competenza. Il 25 marzo è stata una giornata bella e significativa perché, malgrado il brutto tempo, nella cattedrale di S. Clemente ha festeggiato i 65 anni di sacerdozio, concelebrando la Messa con il vescovo diocesano, mons. Vincenzo Apicella, che festeggiava i 40 anni di sacerdozio. Pensare a don Angelo significa avere innanzi subito una persona sempre pronta e disponibile con tutti, mai triste, pronto all’espressione adatta che suscita il riso e il buon umore. E’ stato diffuso un foglio con il suo “curriculum” che segue passo passo gli eventi della sua vita, gli incarichi e gli impegni...ma ovviamente non “rende” il suo carattere, specialmente nel contatto con gli altri. 

Dopo gli studi della  Scuola Elementare (primaria) e Media, fatti a Velletri, passò al Pontificio Collegio Leoniano (seminario) di Anagni, retto dai Gesuiti (ed è tutto dire per la serietà!); lì si preparò culturalmente e spiritualmente per accedere al sacerdozio, che raggiunse il 25 marzo dell’anno santo 1950, quando fu ordinato sacerdote dal card. Clemente Micara che fu a lungo vescovo di Velletri e vicario del Papa per la diocesi di Roma. I primi impegni del novello sacerdote furono dedicati alla  formazione dei seminaristi di Velletri, ma per poco, perché appena due anni dopo fu nominato viceparroco della Cattedrale. Nel 1954 lo troviamo ad Aprilia e dopo 5 anni parroco a Rocca  Massima dove restaura la Chiesa e la casa parrocchiale ma soprattutto crea un clima di reciproco rispetto tra i cittadini, schierati in gruppi diversi per questioni politiche locali. Nel 2005 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Rocca Massima. Nell’anno 1965 fu assistente della GIAC e della FUCI, finché l’anno successivo fu nominato arciprete parroco al SS. Salvatore di Velletri. Il 23 novembre 1974, festa di S. Clemente patrono della diocesi, prese possesso come canonico parroco, della Cattedrale di Velletri per le mani dell’amministratore apostolico della diocesi mons.

Luigi Punzolo. Come aveva già fatto in altri luoghi, alla preoccupazione principale per i parrocchiani aggiunse anche il restauro della cattedrale, del santuario della Madonna delle Grazie e degli edifici a servizio della Cattedrale. Dopo 24 anni di dedizione alle persone e alle “cose” della  Cattedrale, nel 1998 il vescovo mons. Andrea Maria Erba lo promosse Vicario Generale della diocesi; fu pure presidente del comitato per il grande Giubileo del  2000; nel gennaio dello stesso anno, papa Giovanni Paolo II lo nominò protonotario apostolico, in occasione del 50° anniversario della ordinazione sacerdotale. I riconoscimenti e anche gli incarichi gli sono stati dati per le sue capacità e soprattutto per il suo modo sereno di affrontare le difficoltà e risolvere le questioni intriganti con decisioni quasi sempre accettate dalle parti che erano in dissidio o in contrasto. Non so per quanto tempo, ma mi risulta che ha insegnato religione nelle scuole statali. Durante il suo incarico di Vicario Generale della Diocesi ho avuto l’opportunità di visitarlo diverse  volte nel suo ufficio, talora per un saluto, più spesso per sottoporgli qualche problema. Sono stato sempre ricevuto cordialmente e sono uscito dall’ufficio dopo aver avuto consigli e suggerimenti precisi ed efficaci. Don Angelo è stato grande amico di mons.

Giuseppe Centra, al quale è dedicata la nostra Associazione, e  ci consiglia, ci segue ed è egli stesso socio. Il 25, alla fine della Messa i fedeli presenti hanno potuto contemplare tre quadri della Cattedrale restaurati di recente dagli specialisti Francesca  Ricca e Rocco Greco; due quadri si trovano nella cappella del SS. Sacramento  e sono del 1700: uno raffigura l’Ultima Cena e l’altro la moltiplicazione  dei pani e dei pesci; il terzo quadro si trova nella cappella di S. Gerardo, è del 1880 e raffigura il Santo. Le spese per il restauro sono state sostenute da mons. Lopes, come segno di affetto alla “sua” chiesa. I restauratori hanno messo in luce il significato di ogni singolo quadro, lo stato in cui era ridotto, le probabili cause, le tecniche usate per ripararlo. Alla fine don Marco Nemesi, parroco della Cattedrale e responsabile dell’arte sacra della diocesi, ha fatto un piccolo intervento di ringraziamento e di augurio per tutti in presenti.

Enrico Mattoccia

 
 

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