Lo Sperone Marzo 2012
 

Premio Goccia d'Oro, edizione 2012: come partecipare.

Sono disponibili i bandi per partecipare all'edizione 2012 del Premio Goccia D'Oro che si terrà, in unica serata, il prossimo 12 agosto alle ore 21,00 a Rocca Massima.

Scarica i bandi dell'edizione 2012:

Bando Poesia Ragazzi

Bando Poesia Adulti

 

 

 

 

Aiuta l’Associazione Culturale “Mons. G. Centra”

La legge finanziaria ti permette di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, già pagata, senza nessun altro aggravio e senza mutare la destinazione dell'otto per mille. Se vuoi, indica al tuo commercialista il codice fiscale dell’Associazione, oppure segnalo tu stesso nell'apposito spazio sul CUD che poi consegnerai all'Agenzia delle Entrate. Tutti facciamo (o dovremmo fare!) la denuncia dei redditi e sappiamo che all’atto della firma del modulo di dichiarazione possiamo scegliere a chi destinare sia l’ 8 per mille (per gli Enti di culto e lo Stato) che il 5 per mille (per gli Enti di ricerca e le Associazioni). Se non specifichiamo a chi indirizzare la somma non è che non ci viene trattenuta ma semplicemente verrà assegnata proporzionalmente agli Enti più scelti dai contribuenti.

Quest’anno è possibile destinare il vostro 5 per mille anche alla nostra Associazione. Essa, infatti, è stata inserita nell’elenco predisposto dall’Agenzia delle Entrate per i suoi meriti culturali, sociali e divulgativi.
Vi invitiamo, pertanto, a destinare il vostro 5 per mille all’Associazione Culturale Mons. Giuseppe Centra; ci conoscete abbastanza per poter verificare e controllare l’uso che ne facciamo.

Il codice fiscale dell'Associazione, da indicare, è il seguente: 91056160590

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Brrrividi Siberiani...

Già da metà gennaio non si parlava d’altro se non della annunciata ondata di gelo siberiano che si sarebbe abbattuta sulla nostra nazione agli inizi di febbraio. Si ascoltavano le previsioni meteo con particolare attenzione e in molti di noi ritornava in mente quello che era accaduto nel lontano 1956 e più recentemente nel 1985. La nevicata del 1956 e la relativa ondata di freddo rappresentarono un evento meteorologico di particolare rilevanza ed eccezionalità storica per dimensioni del fenomeno che colpì il continente europeo e l'Italia in quell’inverno. Nel mese di febbraio di quell'anno un'ondata eccezionale di freddo investì buona parte dell'Europa e dell’Italia, coprendola di neve e gelo con un’intensità tale da essere definita la “nevicata del secolo”: costituì infatti l’evento nevoso più marcato e pesante dai tempi dell'inverno 1929 per tutta la Penisola.

I successivi fenomeni del gennaio 1985, non meno rilevanti, non ne eguagliarono comunque l’estensione temporale e geografica. Infatti l’eccezionalità del gennaio 1985 può essere evidenziata sia nei valori minimi di temperatura raggiunti che, per molte località, sono i primati storici, sia per le nevicate che hanno interessato zone dove tali eventi sono più unici che rari. Ormai con le moderne tecnologie e grazie all’ausilio dei satelliti, le  previsione a media scadenza (15gg) sono da considerarsi molto attendibili. Infatti, con puntualità svizzera la vigilia della Candelora, la famigerata “porta siberiana” si è aperta e, come una sorta di “antipasto freddo”, sono incominciati a soffiare sull’Italia i tanto temuti venti da nord-est che hanno origine nella lontana Kamcatka, si raffreddano  ulteriormente passando sulla Siberia e scaricano la loro gelida forza sulla nostra penisola. Qui mi permetto di scendere un po’ nei dettagli perché ho una certa passione nel seguire l’evolversi delle condizioni meteorologiche non foss’altro che per i tanti anni che ho lavorato nell’Aeronautica Militare.

Queste correnti freddissime vanno a scontrarsi con quelle più miti sud-europee e, una volta sul mar Tirreno, generano un vortice di bassa pressione che, a sua volta, dà vita a copiose nevicate, specialmente nelle regioni centro-meridionali italiane. A Rocca Massima, vista  la sua ubicazione montana, già di per sé in inverno la comparsa della neve non è una rarità, ma in casi come questo l’abbondanza della neve può diventare veramente catastrofica e drammatica. Fortunatamente, questa volta, non è stato così! Nel nostro Paese sono caduti nell’insieme circa 50cm Ovviamente il paesaggio era quello tipico invernale che raramente si vede da queste parti: strade abbondantemente innevate; si sono visti dopo tanti anni i suggestivi “muccolotti” cioè i candelotti di ghiaccio che pendevano dai tetti, difficoltà nella viabilità e disagi per i pendolari e (un po’ meno) per gli studenti che hanno dovuto fare qualche giorno di vacanza forzata.

Mi corre l’obbligo evidenziare  l’attivismo dell’Amministrazione che, Sindaco in testa, hanno limitato i disagi ed hanno rapidamente sgomberato con uomini e mezzi le strade provinciali e buona parte di quelle interne dove sono potuti arrivare con i mezzi meccanici. Ai residenti del centro storico non è andata così bene: le strette viuzze e le numerose scale e scalette potevano essere liberate dalla neve solo spalando a mano per cui hanno dovuto aspettare qualche giorno prima di poter uscire di casa con un minimo di tranquillità senza il terrore di rovinosi scivoloni sulle lastre di ghiaccio che ricoprivano il suolo; anche gli abitanti di via delle  Croci sono rimasti intrappolati: la ripida discesa verso il monumento (soprattutto nel tratto finale) poteva percorrerla solo chi indossava doposci antisdrucciolo; stessa sorte è toccata ai residenti di via XXIII  Marzo, ”liberati” per ultimi! Alcune strade, invece, come la parte superiore di via Kennedy, sono state deliberatamente ed, a mio avviso, opportunamente lasciate innevate per consentire ai nostri ragazzi e  non solo, di divertirsi a sciare con slittini o con sci improvvisati. Tutti loro, felici e contenti, si sono goduti un paio di “weekend bianchi… a gratis”!. Speriamo almeno che i genitori abbiano gradito la cosa come i loro ragazzi!

Ora che la neve ed il gelo sono scomparsi si contano i danni che si è temuto potessero essere anche  più gravi. Si sono salvati gli ulivi perché nelle campagne di Rocca Massima (fortunata isola in un mare bianco) la neve non è caduta e, quando la temperatura è scesa ben al di sotto dello zero, ha trovato le piante asciutte per cui hanno sopportato lo stress violento del gelo. Meno male! Come sappiamo, l’olivicoltura rappresenta una importante risorsa per Rocca Massima. Danni piuttosto seri, invece, per i castagneti che crescono ad una altitudine maggiore. Molte piante hanno perso rami anche piuttosto robusti che hanno ceduto sotto il peso della neve gelata. Un’altra batosta per la nostra castanicoltura che si avviava a non essere solo un’attività marginale ma una realtà in costante crescita; dopo i danni causati dal Cinipide ora dobbiamo contare anche questi del gelo “straordinario”. Anche molti alberi dei boschi si sono spezzati ed alcuni, anche piuttosto grandi, si sono letteralmente divelti.

Per la provinciale verso Segni  per quella verso Giulianello, nei tratti in cui attraversano i boschi, la circolazione è stata ostacolata non solo dalla neve ma anche da numerosi rami che occupavano la carreggiata. A tutt’oggi (27 febbraio) dopo circa 14 giorni dall’ultima nevicata non sono stati ancora tolti di mezzo, forse sarebbe stato il caso di far intervenire gli uomini della “famosa” Guardia Ambientale Provinciale. Erano stati così “tempestivi e solerti” nello spargere il sale quando c’era la neve; ora, “armati” di seghe e ramazze, avrebbero risolto la faccenda in tempi decisamente più rapidi... oh no? I rami spezzati e le piante sradicate sono state un’occasione per i residenti e non solo, che hanno potuto fare una abbondante scorta di legna che si trovava proprio sulle strade provinciali.

Quasi nessuno, però, una volta caricata la legna, ha avuto il buon senso e l’educazione civica di spostare dalla carreggiata le “frasche”. Per cercare di mettere un po’ d’ordine, l’Amministrazione Comunale ha emesso (perché così tardivamente???...) un ordinanza che dà la possibilità di raccogliere la legna sui bordi stradali ai soli residenti e dopo che e abbiano fatto richiesta ed ottenuta l’autorizzazione. Nel contempo, ha vietato a tutti la raccolta legnatica all’interno dei boschi comunali. Adesso, che ci stiamo avviando verso la primavera e il freddo ed il gelo non dovrebbero più tornare nelle nostre zone, il nostro pensiero va a Marzo, il mese verso il quale non nutriamo molta fiducia perché è risaputo, che esso è un mese pazzerello dal punto di vista meteorologico e quindi, potrebbe riservarci, ancora qualche colpo di coda tipicamente invernale. Ma, come recita il vecchio proverbio: “la neve marzolina dura dalla sera alla mattina”; non ci resta che augurarci che, anche questa volta, si potrà affermare: “E’ proprio vero, i proverbi non sbagliano mai”!

Aurelio Alessandroni

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Ricordo di un carissimo amico

La sera del 18 febbraio, nella sua casa di Velletri, improvvisamente è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari, di tanti amici e dell’intera Città il prof. Marcello Ilardi, presidente della Clinica Madonna delle Grazie. Ho avuto l’onore di essere tra i suoi amici e di incontrarlo spesso non solo per motivi che avessero qualche riferimento al suo lavoro ma soprattutto per trascorrere un po’ di tempo assieme, chiacchierando su idee comuni e su situazioni attuali. Il più delle volte gli incontri sono avvenuti di mattina, alle 8, l’ora in cui arrivava in ufficio, alla Clinica. Una volta, nel congedarmi, mi aveva detto esplicitamente: “Quando vuoi, aspettami qui alle 8, è l’orario migliore”. Per prima cosa mi chiedeva notizie dell’Associazione, de “Lo Sperone”, delle iniziative prese o in corso…; era molto legato all’Associazione perché aveva avuto un rapporto fraterno con mons. Giuseppe Centra; era socio onorario dell’Associazione, come pure presidente onorario del “Premio Goccia d’Oro” e si rammaricava di non poter venire più spesso a Rocca Massima.

Quegli incontri mattutini mi sono rimasti impressi nella memoria. Nel discorrere spesso ci allontanavamo dal presente per tornare ai tempi degli studi classici (aveva la laurea in teologia, lettere e filosofia!); venivano spontanei i confronti con la Scuola d’allora e quella di oggi, le idee dei giovani e degli insegnanti…; rispolveravamo i grandi autori latini e italiani (anche qualche contemporaneo), soprattutto come maestri di stile e di vita. Citava a memoria interi brani di Orazio, di Dante e Manzoni, ma anche di Pascal, Maritain e Guitton, senza dimenticare i papi, da Pio XII a Giovanni XXIII, papa Montini, Wojtyla e Ratzinger. Scorreva veloce quell’ora, senza alcun imbarazzo, con la massima semplicità e cordialità; si concludeva spesso al bar della Clinica, con un cappuccino e il cornetto diviso tra me e lui, sempre puntualmente pagato da lui, malgrado fosse il Presidente! Dagli incontri avuti ho scoperto un uomo retto, straordinariamente colto, con qualità eccezionali, attento agli altri, pieno di delicatezza e generosissimo.

E’ stato generoso con la Chiesa di Velletri (Cattedrale e Museo) ed avrebbe voluto esserlo con quella di Giulianello, per la quale aveva pensato di costruire un nuovo e  moderno edificio di culto, ma il progetto fallì per colpa di chi non vedeva oltre il proprio naso. E’ stato generoso con chiunque gli abbia chiesto un aiuto per il lavoro o per alimentare un po’ la cultura, non solo a Velletri ma anche nei paesi dei dintorni; tante opere riguardanti il territorio (che egli amava e di cui difendeva le tradizioni), sono state stampate grazie ai suoi contributi. Anche l’associazione “Mons. Centra” è stata aiutata in questo campo. Negli incontri mi accennava talora al suo lavoro di Presidente della Clinica, ma sempre con atteggiamento positivo che gli faceva superare le difficoltà. Era questo un altro motivo di ammirazione, perché, malgrado non avesse avuto una specifica preparazione  manageriale, riusciva benissimo a capo di una organizzazione complessa come quella della Clinica.

Era stato docente di filosofia e pedagogia all’Istituto Magistrale “D. Falconi”, poi lasciò per dedicarsi completamente alla Clinica. A settembre di quell’anno, da Roma fui trasferito in quella scuola e, nella sala dei professori, mi fu assegnato, per i registri e i libri, lo stesso stipetto che era stato suo; c’era ancora il cartellino! Ad un collega chiesi dove era stato trasferito; mi rispose che si era ritirato e aggiunse: “Oltre che un bravo professore è un genio per l’amministrazione e l’economia; non ho mai conosciuto una persona con tante qualità!”; chi mi parlava è ora docente all’Università di Taranto; la sua affermazione è da me completamente condivisa; aggiungo che era un amico fedele, di grande umanità.
Arrivederci, carissimo Marcello! L’ammirazione che ho avuto per te mi lascia un felice ricordo, ma non riempie il vuoto affettivo che si è creato nel cuore.

Enrico Mattoccia

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AGOSTINO DE ROMANIS
grande mostra alla Camera dei deputati

L’8 febbraio, a Roma, nel “Complesso Vicolo Valdina” della Camera dei Deputati, è stata inaugurata una grande mostra pittorica di Agostino De Romanis. Il Maestro è nato a Velletri ed è stato prima alunno e poi amico di don Giuseppe Centra; ora è amico dell’Associazione e fa parte della  Commissione che giudica le opere pittoriche esposte nella Mostra che, in agosto, precede la cerimonia finale del “Premio Goccia d’Oro”.

E’ considerato uno dei maggiori esponenti della “Pittura Colta”. Il catalogo delle sue opere è assai lungo e comprende varie serie: “Gerusalemme Liberata”, “Vecchia e Nuova Alleanza”, “Acqua Aria Terra e Fuoco”, “Carceri e vie di fuga”, “Il Grande Cammino”…; dal 2000 vi ha affiancato una vasta produzione che riguarda l’Indonesia, divenuta ormai quasi esclusiva. Infatti il M° De Romanis, è molto legato all’Indonesia fin dal 1978, quando per la prima volta visitò la grande nazione asiatica (17.000 isole, 1.919.000 Kmq di superficie, 222.000.000 di abitanti).

Con numerose visite e soggiorni successivi, il M° ha conosciuto usi, costumi, mentalità, religiosità… degli indonesiani, specialmente dei balinesi, gli abitanti dell’isola di Bali (5.561 Kmq, 3.151.000 abitanti), “un’isola in mezzo al cielo”, come è stata definita. Ha scoperto un nuovo mondo, ne è diventato entusiasta per le emozioni provate e le ha fatte conoscere agli altri per mezzo delle sue pitture (circa 300 quadri), esposte in quattro grandi mostre: Roma (2003), Jakarta (2004), Bali (2005), Roma (2012), alcune depositate presso musei famosi. Del mondo indonesiano il M° De Romanis ha colto e messo in luce particolarmente il contatto con la natura, soprattutto con i suoi colori e i suoi significati profondi, illustrati dalla cultura locale. Secondo l’espressione di Vittorio Sgarbi, suo amico e ammiratore, De Romanis “si è fatto indonesiano, anzi balinese” ed ha incentrato tutto sulla natura, facendocene sentire il fascino mostrandoci per essa una profonda nostalgia “come una terra perduta che gli appartiene misteriosamente e di cui porta dentro di sé un’impronta di straordinaria memoria”.

Le popolazioni locali lo considerano uno dei migliori interpreti della loro realtà. Egli ha saputo così creare un ponte non solo  tra due nazioni, ma addirittura fra due mondi, sia pure diversi ma ricchi di valori e degni di essere  conosciuti. All’inaugurazione della Mostra era presente: Francesco Maria Greco, attuale ambasciatore d’Italia presso la S. Sede e per 5 anni ambasciatore in Indonesia, Priyo Iswanto, ministro incaricato d’affari a.i. della Repubblica Indonesiana in Italia, Vittorio Sgarbi e Rocco Buttiglione. I responsabili del Cerimoniale della Camera dei Deputati (R.S.V.P.) hanno curato lo svolgimento della cerimonia.

(E.M)

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