Lo Sperone Febbraio 2013
 

Rocca Massima in cifre
www.comuneroccamassima.it

A fine anno, si sa, si stilano i bilanci per cercare di capire, attraverso l’analisi dei numeri, quanto è  successo nelle nostre famiglie, nelle nostre aziende, nel nostro Comune, nella nostra Nazione. Analizzando con serenità e onestà quanto è successo nel corso dell’anno, possiamo farci un’idea di quello che avverrà nell’anno che è appena iniziato. Ora vi comunichiamo alcuni dati anagrafici del nostro Comune, riferiti al 31 dicembre 2012, forniteci gentilmente dalla Sig.na Stella Castaldo, responsabile dell’ufficio anagrafe, che ringraziamo per la collaborazione.

Questi i numeri: il comune di Rocca Massima al 31 dicembre 2012 contava 1125 abitanti di cui 564 femmine e 561maschi. I nati nell’anno passato sono stati 10, (5 femmine e 5 maschi); mentre i morti sono stati 19 (9 femmine e 10 maschi). Nonostante questo dato negativo, rispetto allo scorso anno (eravamo 1103), vi è stato un aumento di 22 unità perché c’è stata l’acquisizione di nuovi residenti.

Da sottolineare il fatto che i nati sono stati a “doppia cifra” dato, questo, che non si registrava da molti anni e che ci fa ben sperare per il futuro. I nuclei familiari sono 515 uno in più dello scorso anno. Dei 1125 abitanti sono residenti nel Centro Storico in 465 (+ 20 rispetto al 2011); mentre 660 (-2 rispetto al 2011) sono i residenti nelle varie Contrade. Osserviamo che è già il secondo anno consecutivo che si sta verificando un dato indicatore: un aumento di residenti nel Centro Storico a discapito di un leggero calo nelle varie Contrade.

Un trend molto importante che va senz’altro approfondito ed analizzato nelle sedi opportune. Infine, visto che il prossimo 24 e 25 febbraio siamo tutti chiamati al voto per il rinnovo del parlamento nazionale e del consiglio regionale, vi forniamo i dati elettorali del nostro Comune: i votanti totali sono 932 di cui 377 iscritti alla sezione 1 (Rocca Massima centro) e 555 alla sezione 2 (Boschetto). Statistiche a parte, è auspicabile che tutti i rocchigiani nutrano grande stima per il Paese, anche se non vi risiedono stabilmente. Interessarsi dei progressi, rilevare le cose positive, dare un qualsiasi suggerimento, sono comportamenti che creano un serio fondamento alle proprie origini.

(A.A.)

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Premiazioni “Goccia d’oro 2012”

Per motivi organizzativi l’Associazione Culturale “Mons. G. Centra” che organizza il Premio “Goccia d’Oro”, dà i premi ai ragazzi partecipanti, “a domicilio”, cioè nelle singole scuole, eccettuati i 10 primi classificati che sono invitati alla chiusura del Premio, in agosto, assieme agli adulti e ai pittori. Tali premiazioni nelle scuole sono iniziate a Velletri con la Scuola di Istruzione Secondaria di I grado (Scuola Media) “A. Mariani” e la Scuola di Istruzione Secondaria di II grado (Scuola Superiore) “A. Cederna” - Sez. Geometri.

Scuola “A. Mariani”

Hanno partecipato dieci ragazzi sotto la direzione della prof.a G. Colasanti. La poesia “Sono con te” di Chiara Borri, si è classificata tra le dieci migliori delle 237 poesie provenienti dalle varie scuole ed è stata premiata in agosto con diploma d’onore, medaglia, libretto delle poesie e …qualche soldino.
Eleonora Leoni, con la sua poesia “Vorrei” ha avuto il diploma di merito e così pure Elisa Picca con la poesia “Un Bambino”; entrambe hanno avuto pure il libretto delle poesie e la medaglia. Gli altri ragazzi hanno avuto: attestato di partecipazione e libretto delle poesie; ecco i loro nomi: Chiara Marinelli, Jacopo Taliano, Serena Catese, Erica Muscedere, Alice Petrizzelli; con loro si è inserita anche Elena Sabetta (V elem.) che ha avuto il diploma di merito per la poesia “La mia mamma”. Le Poesie inviate sono state 11. L’incontro con i ragazzi è stato molto cordiale; si sono mostrati educati ed attenti, rispettosi e… pronti a mettersi al lavoro per il “Premio 2013”. Un ringraziamento a tutti: ragazzi, insegnanti, dirigente.

Istituto “A. Cederna”

L’Istituto ha partecipato per la prima volta al Premio “Goccia d’Oro”, grazie all’iniziativa e al coordinamento della prof.a Antonella Sambucci, docente di lettere. Sono state inviate 17 poesie.
L’alunno Luca Joe Mattozzi, con “I miei migliori amici”è entrato tra i dieci migliori di tutte le scuole partecipanti. La breve poesia è commovente e tragica nello stesso tempo, perché il giovane poeta immagina che i ragazzi morti nei campi di sterminio siano ebrei suoi amici ed egli un tedesco che li aiutava a mangiare di nascosto e “aveva visto amore nei loro occhi”: un esempio di vero amore tra tanto odio e squallore. Gli alunni hanno avuto il libretto delle poesie e l’attestato di partecipazione. Ecco i loro nomi: Matteo Imperoli, Niko Di Tullio, Ori Danae, Federico Cafarotti, Daniele Sartori, Fabio d’Ascenzi, Simone Eleuteri, Matteo Casentini, Daniele Costantini, Simone Radicchi, Valeria Di Iulio, Isopo Nikolas, Raffaele Rinaldi, Emanuele Cavalieri, Gabriele Samborska Arcese, Gian Marco Nardi.
Trattandosi di Scuola Superiore, l’Associazione ha ritenuto opportuno donare anche una copia del volume “Lingua, linguaccia… e altro” che ha suscitato subito curiosità ed è stato molto gradito. I ragazzi hanno accettato con entusiasmo l’invito a partecipare al “Premio 2013”.Un ringraziamento, alla prof.a coordinatrice, ai docenti, ai ragazzi e alla dirigente scolastica prof.ssa Cristina Battezzati che è nuova dell’ambiente ed ha lodato e apprezzato la nostra iniziativa e le nostre pubblicazioni.

(E.M.)

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La lavorazione delle olive
Ditta “lucarelli alferino”

Mentre in alcuni luoghi, anche a noi vicini, è già terminata la raccolta delle olive da olio, nella nostra zona si lavora ancora per preparare la raccolta di quelle da tavola a marzo aprile, olive che costituiscono una risorsa, per alcuni versi, più importante dell’olio stesso. Basti considerare che nel territorio di Rocca Massima ci sono almeno cinque aziende che commerciano le olive da tavola.

In particolare, sulla strada provinciale che unisce Giulianello a Rocca Massima, poco prima del Boschetto, in uno spazio relativamente piccolo, quasi a contatto tra loro, ci sono tre grandi aziende; altre due sono al Boschetto, senza dimenticare che, sulla stessa strada, ce n’è un’altra, subito dopo Giulianello, in territorio di Cori. Su queste pagine intendiamo far conoscere tali aziende che costituiscono un vanto e una risorsa per il Paese. Cominciamo con l’azienda “LUCARELLI ALFERINO s.r.l.”, che è anche sponsor di questo mensile e vanta 60 anni di vita. Gli inizi sono dovuti al sig. Alferino Lucarelli il quale, malgrado abbia raggiunto una bella età, si interessa ancora di tutto l’andamento, anche se poi la responsabilità e l’organizzazione è in mano ai figli Mario e Leonardo.

Ricordo con piacere e ammirazione quando, alcuni anni fa, durante una piacevole conversazione, proprio Alferino mi raccontò come aveva iniziato il suo lavoro, andando, nel tempo della raccolta, con un asino, a prendere le olive presso i proprietari, preferibilmente la sera, per poterle lavorare subito. Piano piano, con tanto lavoro, con tenacia, coraggio e l’aiuto della famiglia, è arrivato a organizzare un’azienda efficiente e all’avanguardia. I locali sono stati molto ampliati tra il 2009 e il 2012, per la necessità di avere più spazio al coperto, per poter applicare le tecniche più avanzate e per adeguare il tutto alle ultime disposizioni igienico-sanitarie.

Come mi ha spiegato gentilmente Mario in una conversazione lunga e cordiale, contemporaneamente ai lavori sono stati acquistati nuovi macchinari di “ultima generazione” e si è installato un impianto fotovoltaico di 2600 metri quadrati di pannelli solari che forniscono energia elettrica per il fabbisogno dell’azienda che è diventata così autosufficiente. Punto di forza della lavorazione e del commercio dell’Azienda è l’oliva “gaeta”, la regina insuperabile del nostro territorio, la migliore per sapore e la più apprezzata anche per gli usi culinari nelle varie ricette. Da notare che l’azienda è l’unica che fornisce le olive “gaeta” e anche il “leccino” al forno. Vengono lavorate anche altre varietà di olive, a seconda delle richieste del mercato; in questo caso però, soprattutto per le olive grandi, ci si rivolge a fornitori fidati della Puglia, della  Calabria,  della Sicilia e anche della Grecia. A seconda delle richieste e della preparazione (nere al forno, verdi dolci, per antipasti o contorni…) le olive vengono dinocciolate, poi condite con aromi e spezie e infine sigillate in contenitori di varia grandezza e sotto vuoto, per assicurarne meglio la conservazione.

La clientela è prevalentemente nazionale e perciò la Ditta è presente in molti mercati ortofrutticoli nazionali che raggiunge con i suoi mezzi (due camion e tre furgoni), ma ha anche contatti con l’estero e invia i propri prodotti in diverse località attraverso altre organizzazioni. Complessivamente la “Alferino Lucarelli” ha una squadra di 14 dipendenti, di cui due in ufficio per l’amministrazione, quattro addetti al trasporto e alle consegne, gli atri dediti alla “produzione”. Purtroppo, ci sono anche le difficoltà, specialmente in questo periodo difficile per tutti. I due ostacoli maggiori, che mi indica Mario, sono: il peso fiscale che raggiunge livelli eccezionali e le difficoltà che i clienti, sia pure onesti e fidati, provano nel saldare i conti riguardanti la merce acquistata: è una catena e, se qualche anello si ingarbuglia o si rompe, ne risentono tutti. Auguriamoci che le cose cambino al più presto (chissà, forse anche con qualche intervento governativo!), per il benessere e la tranquillità di tutti: produttori, consumatori, trasformatori, rivenditori…

Enrico Mattoccia

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Sapienza contadina
Coltivazioni e fasi lunari - La “patta

Ho avuto il privilegio di nascere in una famiglia contadina e mi è rimasto impresso nell’anima quel vivere in simbiosi con la natura. Il contatto diretto con le piante e gli animali (domestici e non) è esperienza che non si dimentica. Tra le tante esperienze che mi ha fatto fare mio padre, voglio raccontarvene una che ha a che fare con la luna. Per i vecchi contadini essa aveva un’importanza particolare: non seminavano, non raccoglievano, non tagliavano legna da costruzione, non cambiavano il vino… se non era luna “buona”. Ecco il fatto.

Una volta con mio padre, finito il lavoro in un nostro appezzamento, stavamo per andar via quando lui se ne uscì: “Se era buona la luna potevamo tagliare i vimini per fare i cesti”. Alla mia osservazione che tutta quella attenzione che lui metteva alla luna era esagerata e forse priva di fondamento, non mi rispose e tagliò un fascettino di vimini. Giunti a casa mi disse di andarli a mettere in grotta. Dopo una decina di giorni tornammo in quell’appezzamento ma questa volta mio padre, prima di tornare a casa, tagliò un bel fascio di vimini. Me li fece mettere vicino a quelli della volta precedente. Passò del tempo e un giorno mio padre mi disse di andare a prendere i due fasci di vimini perché intendeva fare una cesta. Non ci crederete, ma quelli colti con la luna “buona” erano flessibili e si intrecciavano che era una meraviglia; gli altri si spezzavano con facilità.

Ovviamente, constatai di persona, che l’influenza della luna c’era eccome. Mio padre approfittò per elencarmi tutte le cose che andavano fatte con la luna crescente e tutte quelle che invece dovevano essere fatte con la luna calante. Le potature, le talee, i trapianti vanno fatti con luna calante; anche il raccolto di ortaggi e frutti che vanno conservati (ad esempio, patate, pomodori, agli, cipolle, mele…); il trapianto delle fragole, invece, fa fatto con luna crescente. Per quanto riguarda la semina bisogna distinguere fra semi che impiegano tempo per germogliare e quelli che invece germogliano presto. I primi (come le carote, broccoli, legumi, pomodori…) vanno seminati con luna crescente; gli altri (come basilico, bietola, lattuga, cipolla…) è bene seminarli con luna calante.

Mio padre mi insegnò anche a calcolare i giorni della luna attraverso la “patta”. Fra un po’ lo dirò anche a voi ma ora fatemi fare sfoggio di alcune piccole conoscenze astronomiche che sono andato a ripassarmi. Innanzitutto, che cosa è la “patta”? L’epatta (così si chiama in italiano) è la differenza tra l’anno solare (365 giorni) e l’anno lunare (354 giorni): un anno solare dura 11 giorni di più di quello lunare. Se immaginiamo di far iniziare lo stesso giorno sia l’anno solare che quello lunare, all’inizio del nuovo anno solare sono già trascorsi 11 giorni di quello lunare. Dopo due anni la differenza sarà di 22 giorni, dopo tre anni di 33. Ma 30 giorni sono la durata di una lunazione (la durata che va dalla luna nuova fino alla nuova luna) per cui ogni volta che l’epatta arriva o supera 30 occorre aggiungere un altro mese sottraendo 30 al numero dell’epatta (33-30=3). L’epatta di quest’anno è 17 ma il prossimo anno non sarà 28 (17 di quest’anno+11) ma 29. Questo perché dopo 19 anni le lunazioni cadono  nella stessa data dell’anno solare. Però se calcoliamo 19 anni x 11 otteniamo 209 che non è esattamente divisibile per 30 (il resto di 209:30 non è zero ma 29 che corrisponde alla durata di una lunazione). Quindi, dopo 19 anni l’epatta va corretta aggiungendo 1 perché il ciclo si ripeta.

Fatta questa breve premessa eccovi il calcolo che facevano i vecchi contadini per stabilire con precisione l’età della luna senza dover andare a consultare un almanacco. Il giorno della lunazione si ottiene sommando l’epatta alla differenza dei mesi a partire da marzo e alla data del giorno. Facciamo un esempio. Se state leggendo questo articolo il giorno 14 febbraio e volete sapere la data della luna procedete così: 17 (epatta di quest’anno) + 12 (i mesi da marzo a febbraio) + 14 (la data del giorno). Otterrete 43 a cui dovete togliere 30 (come abbiamo detto prima) e avrete 13 che sono i giorni da quando è iniziata la lunazione; la luna crescerà ancora per due giorni e poi inizierà la fase calante; se dovete tagliare legname da costruzione aspettate qualche giorno perché è uno dei lavori che va fatto con luna calante. Vogliamo calcolare la luna per il giorno 16 luglio?  Ecco: 17 (e patta) + 5 (i mesi da marzo a luglio) + 16 (giorno) = 38 – 30; la luna avrà 8 giorni. E’ davvero una cosa semplicissima ma sono sicuro che fra qualche giorno già non sarete più in grado di fare il calcolo perché vi sarete scordati il numero di epatta. I nostri contadini non se lo scordavano perché lo usavano.

Remo Del Ferraro

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