Lo Sperone Gennaio 2016
 

15  ANNI  DE  “LO SPERONE”

Carissimi lettori de “Lo Sperone”,

con l’ultimo giorno di dicembre,  il nostro giornalino “Lo Sperone” ha compiuto 15 anni. Onestamente  noi stessi non pensavamo che durasse tanto   e ricevesse la stima di  persone che  non sono diffuse  solo nei  paesi vicini. Difatti abbiamo lettori in tutta la Penisola e anche all’estero, sia che leggono il cartaceo, sia specialmente che leggono la copia nel nostro sito.
Vogliamo celebrare i quindici anni del Giornalino con una festa gioiosa ma anche con qualche cosa di nuovo.  Per questo vi invitiamo a inviarci una vostra opinione sull’attuale giornalino e   suggerirci iniziative che lo rendano   migliore,  per i contenuti,  per la maniera di presentazione,  per favorire la facile comprensione;  i suggerimenti  che ci invierete saranno esaminati attentamente  e realizzati per un miglioramento; ovviamente, sempre secondo le possibilità. 
Per semplicità e velocità, inviate i suggerimenti per e-mail ad uno dei tre attuali redattori:

enrico.mattoccia@gmail.com;
remodelferraro@email.it;
aurelioalessandroni@alice.it

Se avremo risorse sufficienti è nostra intenzione organizzare, quando saranno a Rocca Massima molti di coloro che si fanno spedire il giornale,  una qualche manifestazione per sottolineare l’evento.
Mentre  ringraziamo anticipatamente chi collaborerà, chiediamo che i suggerimenti siano inviati entro il 29 gennaio 2017.

Enrico Mattoccia
Presidente Ass. “Mons. G. Centra”

 

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CAVA SI! ANZI, CAVA NO!
ma, alla fine, se ne (ri)cava qualcosa?

Rocca Massima  sin dalla sua nascita ha avuto nel proprio “dna”  la pietra, il suo colore, il suo aspetto, i suoi contorni; insomma tutto quello che possiamo rievocare nella nostra storia, quasi millenaria, interagisce con la pietra che ne ha permesso le costruzioni e che, senza dubbio, è tutt’ora parte integrante del paesaggio. 

Una parte della economia si è sempre basata sul lavoro del calcare locale, dalle calecare ai forni al naturale che, per parecchi lustri, hanno sfruttato il connubio legna/ pietra per produrre la calce viva. Successivamente, dal dopoguerra fino agli anni 60/70, ha basato gran parte della propria economia all’attività estrattiva avvenuta nei tre siti allora esistenti: Fornaci, Ortone e Boschetto. All’epoca, la mancanza di trasporti, di logistica e di infrastrutture adeguate ha fatto sì che le scelte di apertura dei siti estrattivi avvenissero il più possibile a ridosso dei paesi;  oggi è cosa impensabile ed improponibile! Tanto è vero che molte Regioni più evolute e più attente nella valutazione ambientale, pur riconoscendo l’importanza a livello economico dell’estrazione del calcare usato per l’edilizia e per la realizzazione di grandi opere, hanno dislocano queste attività lontano dai centri abitati o all’interno di valli dove non sono individuabili da strade o percorsi di comunicazione.

Però bisogna anche dire che le tre cave rocchigiane  hanno dato, per anni, lavoro a parecchi residenti concorrendo sicuramente al un incrementando del sistema economico che si era praticamente bloccato a causa della seconda guerra mondiale. Poi, una volta dismessa l’azione estrattiva, le cave sono state abbandonate e sono diventate, purtroppo, discariche a cielo aperto; solo ultimamente  i siti delle Fornaci e dell’Ortone sono stati ripuliti e riqualificati per altre attività…ma i buchi sono rimasti! L’ormai abituale immagine di questi squarci nella nostra montagna sono elementi visivi che caratterizzano il nostro territorio come elemento di disagio ambientale, tanto è vero che se si percorrono le strade Cisterna- Cori o Giulianello- Rocca Massima, per chi non è del posto, si rappresenta il nostro Paese “poggiato” proprio sopra  le cave; quindi(credo) che l’immagine che traspare al visitatore relativa al nostro territorio sia, per certi versi, abbastanza compromessa.

Le amministrazioni del nostro comune, con un iter abbastanza lungo(durato oltre 15 anni)  del piano regolatore comunale,  hanno deciso che per Rocca Massima non erano stati sufficienti i tre grandi “buchi” esistenti  e, con varie motivazioni,  hanno ritenuto che un quarto sarebbe stato una panacea per  i problemi del nostro Paese: occupazione a tanti cittadini, più risorse economiche, manutenzione dei luoghi pubblici: quali strade, piazze, verde pubblico ecc. Insomma un vero toccasana per le “misere” risorse comunali!  In questi giorni, finalmente il desiderio urbanistico, ambientale e territoriale degli amministratori di Rocca Massima(passati e presenti) si è avverato! La Regione Lazio, con una recente contestatissima delibera,  ha autorizzato l’apertura di un sito estrattivo nel comune di Rocca Massima in Loc. Colle Medico, territorio a confine con  i comuni di Artena e di Cori ( Giulianello). Sinceramente questa autorizzazione ha suscitato molte perplessità e lasciato l’amaro in bocca a tanti, a partire dai sempre presenti ecologisti ed ambientalisti.

Inoltre, in questa baraonda, ci sono aggiunti anche coloro che sono molto favorevoli alla cava purchè si faccia (…pensate) lontano dal proprio “orticello”. Insomma  le polemiche stanno montando di giorno in giorno e probabilmente la questione finirà per prendere le cosiddette “vie legali”, classico escamotage tutto italiano per allungare il “brodo”…purtroppo mi sa tanto che il fatto è ormai compiuto, vedremo! Per onor di verità bisogna rimarcare che nel raggio di circa 20km e più precisamente nei comuni limitrofi,  partendo da Segni, passando poi da Colleferro, Artena e Cori, tra siti attivi e siti dismessi se ne contano circa 10,  veramente troppi per un territorio cosi limitato! Tutti parlano che la nuova apertura della cava rocchigiana è destinata a fornire pietra  per  la costruzione della bretella Cisterna - Valmontone e per la nuova “superpontina” che collegherà Latina a Roma;  infatti, dopo circa 20 anni di iter amministrativo burocratico, l’opera è stata approvata e finanziata e i lavori “dovrebbero” iniziare il prossimo settembre.

Questo ci fa venire qualche dubbio e porre una legittima domanda: se la funzione principale dell’apertura è per il suddetto motivo ne sono state valutate le potenzialità sia in termini di quantità del prodotto che di organizzazione occupazionale?  Il problema  nasce perché ci sono già altre cave attive (oltre a quelle di Cori,  Artena e la “new entry” di Rocca Massima) che si trovano in Comuni  contigui come: Sermoneta,  Sezze e Priverno.  Le tanto decantate opportunità lavorative che eventualmente si andranno a creare con il nuovo sito di Rocca Massima non cagioneranno una prevedibile riduzione di personale negli altri siti estrattivi limitrofi dove prestano opera diversi cittadini rocchigiani?   Considerazione finale: Se per qualche motivo di regole di libera concorrenza e dopo i grandi investimenti per l’apertura della cava e anche nella malaugurata ipotesi che altre ditte riescono a vincere la fornitura dei futuri appalti per le due “grandi opere”… non è che rimaniamo(ahimè) con l’ennesimo buco nel nostro territorio? In merito a queste riflessioni ci auguriamo che l’attuale amministrazione di Rocca Massima le abbia ben valutate e considerate.

Pertanto ci farebbe piacere conoscere, magari in una Assise Consiliare pubblica, quali sono le determinazioni e le eventuali iniziative che sono state intraprese in vista della “quasi imminente” apertura della cava. Tutto questo perché è sempre bene tenere in mente che il nostro territorio non è una proprietà esclusiva delle varie amministrazioni “pro tempore” ma appartiene a tutti i cittadini, nessuno escluso!

Aurelio Alessandroni

 

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UNA BUONA STAGIONE OLIVICOLA

Ottime notizie per la campagna olearia 2015. Dai primi riscontri ”sul campo” pare proprio che i nostri olivicoltori potranno tirare un sospiro di sollievo e guardare alla raccolta con rinnovata fiducia e soddisfazione. Il clima favorevole di quest’anno fa presagire una stagione olivicola ed olearia in netta controtendenza rispetto a quella dello scorso anno. Previsioni  elaborate già sulla base dei primi risultati regionali fanno stimare un aumento almeno del 30% della produzione di olio rispetto al 2014 con un analogo aumento della qualità.

Lo scorso anno, lo sfavorevole andamento climatico piovoso e le basse temperature  avevano favorito uno sviluppo anticipato ed il susseguirsi di numerose generazioni di mosca delle olive  che, nella migliore delle ipotesi, aveva costretto gli olivicoltori a reiterare la lotta sperando in una limitazione dei danni ma che, in concreto, si erano dovuti arrendere  ad una produzione ridotta per quantità ma qualitativamente così penalizzata da non permettere in casi numerosi nemmeno la frangitura delle drupe e quindi la perdita quasi completa della produzione.

Al contrario – e per fortuna – le alte temperature della trascorsa estate hanno rallentato gli attacchi efficaci  e si sono riscontrate soltanto alcune classiche  punture “di saggio” delle drupe cui non è seguita l’ovodeposizione  – spesso anche a causa della sterilità delle femmine indotta dal caldo – e ci hanno consegnato  una produzione di ottima qualità anche se non eccessivamente abbondante. La naturale bassa produttività, infatti, ha permesso alla pianta di “riposarsi” dal punto di vista fisiologico differenziando quest’anno numerosi fiori e di conseguenza molti frutti che si sono conservati sani  a seguito della minore incidenza degli attacchi del parassita.

Ad annunciarlo è anche la Coldiretti che, in una nota tiene a sottolineare come quest’anno 2015, la produzione olivicola vedrà un aumento generalizzato in  tutte le aree  vocate  che si può ragionevolmente stimare nel 30 percento in più rispetto al 2014, ma con una qualità nettamente migliore.

E’ pur vero – continua la nota – che non si ha difficoltà ad affermare che la produzione nazionale olivicola dello scorso anno sia stata la peggiore negli annali dell’olivicoltura italiana, con poco più di 300mila tonnellate d’olio; la produzione 2015 dovrebbe risalire a circa 400mila tonnellate, pur rimanendo sotto la media storica (intorno alle 500mila tonnellate).

In totale – sottolinea Coldiretti – si era registrato un crollo che in alcune regioni é stato anche oltre il 50 per cento. Il problema é che – denuncia Coldiretti – la scarsa produzione dello scorso anno ha favorito le importazioni dall’estero, che nel primo semestre del 2015 hanno visto l’arrivo di 321mila tonnellate di olio straniero, con un vero e proprio boom dalla Tunisia, dove le importazioni sono addirittura cresciute del 748 per cento nel giro di un anno.

Dunque, si sono dovuti fare i conti anche con la “concorrenza“ dei produttori esteri i quali, proprio approfittando della penuria di prodotto nazionale, hanno consegnato alle grandi società di commercializzazione, olio dalle caratteristiche sicuramente inferiori a quello italiano, pagato ad un prezzo assai più basso e che ha solleticato in qualcuno, vedi le più recenti indagini che hanno portato a scoprire da parte dei N. A. S. vere e proprie truffe a danno soprattutto dei consumatori, la voglia di lucrare ulteriormente.

Si deve comunque osservare che il fenomeno ha interessato soprattutto la grande distribuzione e qualche utilizzatore primario che si riforniva presso ditte “di fama” convinto di pagare anche la “qualità certa e garantita” e che l’incidenza a livello locale è stata sostanzialmente marginale se è vero che una buona percentuale dell’olio prodotto nella nostra zona è di solito  trasferito direttamente al consumo familiare diretto o venduto in un mercato che pur avendo mire di espansione, si mantiene molto radicato nel territorio e soddisfa più le esigenze di un rapporto di “fiducia” personale piuttosto che gli sterili principi dell’economia di largo consumo.

L’acquisto dell’olio di oliva attraverso i consueti canali commerciali, infatti, resta una risorsa che il consumatore pontino lascia come “ultima spes” preferendo rivolgersi a frantoi della zona o, ancora meglio, a produttori locali dei quali sia nota la valentia e la professionalità.

Il fenomeno non è da sottovalutare ma al contrario può e deve rappresentare un modello da applicare ed incentivare per assicurare soprattutto il mantenimento di livelli qualitativi alti ed una rimuneratività economica che può essere messa a dura prova dall’invasione di prodotti elaborati e “genuinizzati”, offerti a prezzi stracciati, ma che nulla hanno della tipicità e della esclusività dell’olio delle nostre colline.

Sembrerà strano ma l’Italia é il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri”. Il consiglio di Coldiretti e’ quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, cioè quelli in cui e’ esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi. Sotto accusa – sostiene la Coldiretti – é la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenuto da olive straniere, in vendita nei supermercati, é però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge. La scritta e’ riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione tale da renderne difficile  la lettura ed il riscontro. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori – conclude la Coldiretti – dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato.
Per contrastare il fenomeno esiste una strategia che deve vedere agire di comune accordo i produttori ed i consumatori. Si deve cioè incrementare quella sorta di “mercato fiduciale” nel quale, da una parte il produttore è consapevole e garante della qualità del prodotto e, dall’altra, il consumatore sceglie l’acquisto  avendo garanzia di un prodotto di qualità omogenea anche se differenziato  nelle caratteristiche organolettiche.

Non si tratta di colpevolizzare l’industria olearia o di beatificare i piccoli produttori a scapito della prima; si tratta al contrario di pretendere che la qualità del prodotto sia univoca e comunque rispondente ai parametri che la normativa indica e dai quali la produzione non può prescindere ed il commercio non può travisare.

Sono ormai numerose le iniziative a tutela di una qualità del prodotto che possiamo certamente vantare a livello  mondiale, ma si tratta di sforzi che se non coordinati e sostenuti nelle giuste sedi, rischiano di restare isole in un mare di precarietà.

In questo ambito si devono incentivare  tutte le forme di divulgazione possibile perché la filosofia dell’olio di qualità si fondi in uno con il principio della sana alimentazione a partire dai più giovani verso i quali con sapienti interventi illustrativi e magari attraverso contatti diretti sin dalla più tenera età scolare, si possono inculcare quei principi su cui si fonda la genuinità a tutela della salute.

Infine, non si può non ribadire come, in questo settore specifico ritorna ancora più prepotente il concetto della “filiera corta”. Proprio la particolare conformazione del territorio e la sua secolare tradizionalità nella produzione dell’olio, sono cardini di una specificità che va in ogni caso valorizzata e conservata.

I piccoli produttori ed il conferimento a frantoi locali possono e devono divenire nuove certezze per conservare ed esaltare una ricchezza antica che è vanto per il nostro territorio. 
                                                                                                   Angelo Nicotra


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APRILIA
L’Azienda “Cuomo” ha festeggiato i suoi primi 105 anni di storia.

“Ogni mattino dall’Agro Pontino… serviamo la freschezza da più d’un secolo”. Quanti di noi avranno sentito, ascoltando le numerose radio private ma non solo, questo celebre “jingle” pubblicitario riferito all’azienda Cuomo? Certamente tantissimi! Tant’è che ormai basta solo pronunciare “Cuomo” che immediatamente lo si associa ai suoi buonissimi prodotti: mozzarelle, formaggi, burro, ecc. Attualmente questa importante azienda casearia è il fiore all’occhiello dell’intero comparto regionale di riferimento e i suoi ottimi  prodotti sono apprezzati e ricercati in tutto il mondo. Sembra ieri quando, nel novembre del 1910,  da  Vico Equense, vicino Sorrento(NA), il capostipite Giuseppe Cuomo decise di trasformare in impresa l'antica tradizione casearia di famiglia. Si fece un buon nome nella zona  e  le sue buonissime mozzarelle erano richiestissime. Però nel 1947, a seguito dei tanti danni causati della seconda guerra mondiale, Giovanni, figlio di Giuseppe, decise di trasferire l'attività vicino alla Capitale e più precisamente a Sermoneta(LT).

Agli inizi si occupava personalmente della produzione e della consegna della mozzarella che all'epoca, nel Lazio, era ancora poco conosciuta; con  il passare degli anni e grazie all'aiuto dei figli Cristina, Giuseppe e Stefania, i volumi dell' attività crebbero costantemente tanto che, per soddisfare le crescenti richieste del mercato, nel 2004 decisero di costruire un nuovo e più funzionale stabilimento ad Aprilia(LT), dove tutt'ora vengono prodotte mozzarelle, ricotta, caciocavalli, burro e formaggi. Oggi il cuore e la mente dell'azienda sono ancora i membri della famiglia Cuomo e, a portare avanti l’antica tradizione casearia, ci sono i figli e i nipoti di Giovanni che si avvalgono della fattiva collaborazione  dei 50 dipendenti, alcuni dei quali legati all'azienda Cuomo da più di 40 anni. L’azienda non guarda però solo al passato ma il suo sguardo è rivolto anche al futuro e lo fa investendo su nuovi macchinari, nuovissimi prodotti e personale specializzato. Per festeggiare oltre un secolo di attività, la Cuomo ha introdotto importanti novità in tema di tecnologia alimentare e di sviluppo di nuovi prodotti eseguiti con il solo latte dell'Agro Pontino, sia vaccino che bufalino.

L'attenzione è rivolta in particolar modo al riconoscimento della “Dop Fiordilatte dell'Agro Pontino”, espressione della cultura e della tradizione del nostro territorio. Come prospettiva, nell’immediato futuro, sono previste molte novità come, per esempio, un ampliamento della gamma dei latticini a ridotto contenuto di lattosio, visto il successo ottenuto con il bocconcino, lanciato da poco sul mercato, e  la cura dell’immagine aziendale con la comunicazione di massa attraverso i social network: Facebook, Instagram e Google plus dove sarà possibile entrare nel caseificio Cuomo per scoprire l'origine dei prodotti e conoscere le persone che quotidianamente li realizzano. Con queste interessanti prospettive lo scorso  17 dicembre si sono festeggiati i 105 anni di attività della Azienda e, per l’occasione sono state aperte, al pubblico e alle numerose personalità politiche (regionali, provinciali e comunali),  le porte dello stabilimento di Aprilia e, come in un compleanno che si rispetti,  non sono mancati il taglio della torta e il brindisi finale.

Per rendere ancor più coeso il  “gruppo lavoro”,  l’azienda,  l’antivigilia di Natale, ha rinnovato il tradizionale incontro con gli allevatori della zona per ringraziarli dell’indispensabile lavoro che svolgono ogni giorno dell’anno per fornire il miglior latte dell’Agro Pontino e anche per rinnovare rapporti saldi e sinceri con la grande famiglia “Cuomo” che produce e trasforma il latte della nostra zona da oltre 100 anni. Allora, per quanto scritto, non ci resta che augurare all’azienda Cuomo un prosperoso e duraturo lavoro!

 Aurelio Alessandroni

 

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RICORDO DI UN CARISSIMO AMICO
Ferdinando Tamburlani

Il 5 dicembre, dopo una breve malattia, ci ha lasciati Ferdinando Tamburlani; aveva 82  ed ha lasciato  di sé un grande e felice ricordo. Viveva con la famiglia a Lariano ed ha insegnato nella Scuola Primaria di Colle Cupellone. Oltre alla scuola si è dedicato alla scrittura, alla poesia, al giornalismo, alla storia del paese….; per oltre trenta anni si è impegnato per la  vita socio-politica del suo paese, con ruoli di rilievo nelle amministrazioni che si sono succedute  dal conseguimento dell’autonomia da Velletri fino al 1993. Bisogna ricordare che Lariano, inizialmente,  era come una frazione  di Velletri, da cui si è staccato dopo diversi anni faticosi. Ferdinando partecipò attivamente agli impegni e alle lotte per l’autonomia; fu vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione fino al 1993; dal 1994 al 1998 fu il secondo sindaco di Lariano. La sua vita è stata sempre esempio di saggezza  e di operosità per il Paese.

Malgrado gli impegni trovava  anche  il tempo per partecipare ai concorsi di poesia e fu spesso premiato; ricordiamo ad esempio che furono premiate le  sue raccolte: “Frammenti di vita”, “L’agone e il cigno”, “Arte viva”…  Ha scritto anche: la “Vita di S. Eurosia”, la “Vita di Tiberio Bartoli”, primo sindaco di Lariano, “I calzoni di Cencio”,  abitudini e vicende degli abitanti di Lariano, “Lariano e i suoi 25 anni di autonomia”, “Lariano: un paese con la sua storia”. Stava lavorando alla storia dei primi 50 anni del Comune. Da aggiungere che è stato corrispondente di giornali regionali e locali. Il suo ultimo scritto è stato inviato al direttore de “L’Artemisio” di Velletri per avvertirlo che, a causa della malattia, non poteva preparare l’articolo settimanale. Ferdinando, benché fosse sempre impegnato,  ha trovato anche il tempo per dedicarsi all’associazionismo; ha aiutato le associazioni del paese e ne ha create altre, sempre per Lariano e la sua gente: associazione “Madonna del Buon Consiglio”, “Associazione Porcino e Vino”, “Centro culturale Ara Jani”….

Con la sua scomparsa, il paese ha perso un pezzo importante della sua storia. I cittadini di Lariano sono tutti convinti che qualche cosa fondamentale è venuta a mancare al Paese e nello stesso tempo affermano che ha lasciato un segno indelebile.

Ho conosciuto Ferdinando incontrandolo a manifestazioni culturali sia a Lariano che a Velletri. Col tempo è nata una sincera amicizia ed egli ha aiutato l’associazione “Mons. G. Centra” almeno per 12 anni, con consigli e specialmente come membro della giuria che ha esaminato le poesie degli adulti partecipanti al “Premio Goccia d’Oro”. Nei giudizi sulle poesie, che venivano consegnate ai “giudici” senza nome degli autori, è stato sempre equilibrato, competente ed anche esigente; sempre apprezzato dagli altri “giudici”. E’ nata una bella amicizia anche con altri membri della Associazione “Mons. G. Centra”. Noi abbiamo partecipato a molte  manifestazioni alle quali egli ci invitava ed egli non è mai mancato al nostro premio “Goccia d’Oro”. Partecipiamo al dolore della famiglia e del Paese ; ci manca un amico che però ci ha lasciato  la sua amicizia e molti insegnamenti con la sua vita e i suoi scritti.

                   Enrico Mattoccia

 

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INFORMAZIONI UTILI PER I GIOVANI

1. Tirocini per giovani universitari nei laboratori del “Cern”

Il “Summer Student Programme 2016 del Cern” offre a studenti universitari in diverse discipline l’opportunità di partecipare agli esperimenti che si tengono nei laboratori di Ginevra. La partecipazione è aperta agli studenti universitari iscritti almeno da tre anni presso le facoltà di Fisica, Ingegneria o Informatica, di non oltre 27 anni di età e in possesso di un’adeguata conoscenza della lingua inglese. Oltre a poter prendere parte alle attività dei ricercatori del Cern, i candidati selezionati riceveranno un’indennità per poter vivere a Ginevra, un importo forfettario al termine del viaggio per poter pagare le spese di spostamento, la copertura sanitaria e assistenza nella ricerca dell’alloggio. L’esperienza si terrà a Ginevra, in Svizzera, e avrà durata variabile tra le tre e le dieci settimane. Per candidarsi c’è tempo fino al 27 Gennaio 2016.            Maggiori informazioni su http://jobs.web.cern.ch/job/11721.

2. Borse di studio per dottorati a Londra

La Scuola di Politica e Relazioni Internazionali (SPIR) offre un grande numero di borse di studio per studenti che desiderano svolgere un dottorato alla Queen Mary University di Londra. Le domande possono essere presentate in qualsiasi campo e disciplina offerta dalla SPIR, da tutti gli studenti dell’UK o dell’UE con una laurea magistrale in qualsiasi campo o materia offerta dalla SPIR. Prima di fare domanda, è necessario contattare in modo informale il proprio potenziale supervisore per assicurarsi la futura assistenza e includere una bozza della proposta di ricerca. Solitamente le borse di studio coprono il costo delle tasse e di mantenimento per la durata degli studi. Scadenza: 31 Gennaio 2016. Maggiori informazioni su  2016.http://www.politics.qmul.ac.uk/research/degrees/postgraduatestudentships/index.html
 Fonte: Eurodesk Italy – www.eurodesk.it

 

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